All’inizio, nella mia ignoranza, credevo che “gioco di ruolo carta e penna in solitario” fosse una sorta di contraddizione di termini. Non sono mai stato esposto al gdr solitario che non fosse un gioco per computer, per cui ho sempre pensato che l’esperienza del gioco di ruolo, quella “vera”, potesse definirsi tale solo se condivisa con altri. Ma a quanto pare mi sbagliavo, dato che in questo periodo di pandemia i giocatori di ruolo in solitaria sono usciti (metaforicamente) dalle loro caverne oscure e si sono palesati e sono tantissimi. Non più nerd dei nerd, talmente alienati da rifuggire anche il contatto ruolistico con altri della propria specie. Non più reietti che vivono in un limbo onanistico di sogni a occhi aperti e tiri di dado in solitaria. Non più aspiranti narratori senza un pubblico, ma con tanta voglia di calarsi nei panni di qualcun altro. Nossignore, niente di tutto questo. I giocatori di ruolo solitari hanno fatto outing e hanno proclamato al mondo “Io ci sono! gioco di ruolo in solitaria dai tempi di Gygax e me ne vanto! Siete voi che non sapete che non serve un master e neanche degli altri giocatori per divertirsi con Dungeons & Dragons, ma io l’ho sempre saputo!

IO ! (musica epica)

SONO !! (stringe l’inquadratura)

QUI !!!! (esplode musica epica a tutto volume)

e niente, poi sono tornati nella caverna a giocare ed è finita lì.

Però tutti gli altri, come me, sono rimasti a bocca aperta. Ma davvero si può giocare in solitaria? Con quali regole? Ma sarà poi divertente? He Man indossava davvero mutande di pelo?

Da bravo curioso, propenso a dedicarmi anima e corpo a questioni irrilevanti e un tantino troppo intenso nelle mie passioni, ho deciso di approfondire. E accidenti, ho sollevato una pietra e ci ho trovato sotto un tram.

Il gioco “di dungeon”

La storia inizia nientepopodimeno che dal venerabile Gary Gygax, che Odino l’abbia in gloria per il servigio che ha reso all’umanità. Nel primo numero di “The Strategic Review” (1975) pubblica un articolo intitolato “Solo Dungeon Adventures” in cui illustra un metodo per giocare da soli senza Master a Dungeons & Dragons. Ovviamente, provenendo da Zio Gary, è un delirio di tabelle e tiri di dado. Però i principi ci sono, sono già sufficientemente maturi e giocabili, con qualche difficoltà dovuta soprattutto al fatto che ai tempi le regole non erano fatte per essere capite da tutti, ma sembravano solo appunti personali comprensibili solo da altri pochi iniziati.

Il gioco di ruolo “di dungeon”, cioè quello dei primordi, in realtà si presta molto bene al gioco in solitaria. In fondo all’epoca era considerato accettabile giocare alla maniera e.u.m.a.t.e. (entra, uccidi il mostro, arraffa il tesoro, esci) senza troppo peso alla coerenza interna del dungeon. C’era senza dubbio un tema portante in ciascuna avventura, ma non c’era un plot preordinato, o peggio ancora un binario forzato che sviluppasse a tutti i costi una storia epica. Non essendoci l’esigenza forte di avere una giustificazione narrativa cogente per tutto quello che facevano i personaggi, era più facile demandare il ruolo di Master a un bot, che in questo caso sono una serie di tabelle di generazione casuale di stanze, mostri e tesori. In effetti, a mio parere, togliendo l’interazione con altri giocatori si toglie molto al divertimento complessivo. Quante situazioni divertenti si formano spontaneamente solo perché il più svitato del gruppo ha un’idea folle e la persegue coinvolgendo tutti nelle nefaste conseguenze della sua scelta? Quante serate sono diventate memorabili perché i giocatori hanno cominciato a cavalcare un tormentone generato per caso disinteressandosi della storia e sparando cavolate a ruota libera? Ecco, certamente tutto questo non lo troverete nel gioco in solitaria. Ci sono però alcuni aspetti che possono rendere il gioco in solitaria “di dungeon” molto divertente, addirittura superiore al gioco cooperativo. Intanto non sta scritto da nessuna parte che si debba per forza interpretare un solo personaggio. Si può gestire un intero party di avventurieri, ciascuno con le sue caratteristiche peculiari, proprio come si fa con un gioco di ruolo per PC. Avendo a disposizione diversi personaggi, non ci si identifica con uno solo, ma si può esplorare la loro interazione reciproca. Se ci si sente portati per i background e la maturazione personale dei personaggi, questa potrebbe essere un’occasione d’oro. Quante volte avete avuto un’idea fantastica per un personaggio, con un passato interessante e un profilo davvero originale, per sentirvi dire dal Master che quel personaggio non si adattava bene alla campagna che aveva in mente lui? Oppure avete creato un burbero nano, e non vedevate l’ora di interpretare le schermaglie tra lui e l’elfo del gruppo, alla maniera di Gimli e Legolas, solo per scoprire che l’amico che interpreta l’elfo se ne frega del ruolo e vuole solo picchiare e fare powerplaying? E magari si scorda che interpreta l’elfo, perché aveva scelto quella razza solo per avere dei bonus alle statistiche?

Nel gioco di ruolo in solitaria tu sei il master e sei il giocatore, puoi davvero fare quello che vuoi. Questo non è un vantaggio da poco. Puoi immaginare ogni tipo di interazione, dalla più coinvolgente alla più spigolosa, tra i personaggi controllati da te, e puoi seguirne l’evoluzione personale come dei piccoli Tamagochi che si muovono attraverso dungeon sempre più letali. Se invece vuoi il powerplaying, puoi cercare un’esperienza picchia e spacca alla “Diablo”, il cui unico scopo è di abbattere orde di nemici e massimizzare il proprio potere ed equipaggiamento.

Questo tipo di gioco può essere divertente, soprattutto se supportato da meccaniche dedicate. Le ultime evoluzioni in questo senso sono degne di nota. Un primo gioco che mi sento di consigliare per rompere il ghiaccio, una sorta di “entry level” del gdr solitario, è il carinissimo “Four against darkness” di Andrea Sfiligoi (Ganesha Games). Il giocatore governa quattro personaggi, appartenenti alle classi tipiche del Dungeons & Dragons, attraverso dungeon che possono essere generati casualmente tramite tiri di dado oppure preparati in precedenza. Le regole sono estremamente snelle, per permettere la gestione contemporanea di quattro personaggi senza troppi problemi. Dopo le prime partite, l’esperienza di gioco fila liscia come l’olio e ci si comincia ad affezionare ai personaggi. Si genera anche una storia che emerge spontaneamente, anche se va detto che gli strumenti che supportano questi risvolti risultano un po’ poco sviluppati. Un’aggiustatina alle tabelle per indurre più spesso i personaggi a tornare sui propri passi per completare delle quest secondarie basterebbe per rendere il dungeon un’esperienza meno lineare e all’apparenza meno casuale. Il gioco però è molto divertente e anche le avventure pubblicate lo espandono e lo completano molto bene.

Un altro gioco interessante, che propone un approccio un po’ diverso, è “d100 Dungeon”. Qui l’eroe è uno solo, proprio in stile Diablo. E come il celeberrimo gioco per PC, l’eroe abbatte senza pietà orde di mostri e c’è un forte accento sull’equipaggiamento. Il miglioramento della statistiche è molto lento e tutto sommato di importanza limitata. Quello che conta è procurarsi in qualunque modo pezzi di armatura e armi magiche con cui diventare ancora più potente e corazzato. L’attività di book keeping da parte del giocatore è più intensa rispetto a Four Against Darkness, ma se vi piacciono i gdr di azione per pc probabilmente vi piacerà anche d100 Dungeon. Unico appunto: è maledettamente difficile. Terminati i tutorial, dovresti sceglierti le missioni casualmente. Risultato: prima quest, prima stanza, primo mostro: un drago dorato.

Più che Diablo mi ricorda Dark Souls.

Questi due giochi possono essere un buon ingresso nel mondo del gioco di ruolo di dungeon in solitaria, ma non esauriscono affatto le possibilità offerte da questa modalità di gioco. Anzi, secondo alcuni giocatori solitari della prima ora, non è nemmeno qualificabile come gdr solitario vero e proprio. Siamo nella zona grigia che separa il gioco di ruolo dal gioco da tavolo. E’ un po’ il dibattito (sterile) tra chi sostiene che un libro game sia propriamente un gioco di ruolo e chi non la vede così. Personalmente, ho finito per considerare gioco di ruolo tutto ciò che mi faccia prendere il controllo di un personaggio che agisce in un mondo virtuale, mi faccia compiere delle scelte e in qualche modo mi consenta di vivere una storia per interposta persona. Una definizione molto ampia, che mi consente di includere giochi come Baldur’s Gate, Diablo e Dragon Age e, tanto per tornare nel gioco carta e penna, i sopra citati Four Against Darkness e D100 Dungeon, nonché i libri game (ebbene sì).

Esiste una pletora di giochi di ruolo espressamente pensati per essere giocati in solitaria e di solito hanno meccaniche dedicate che facilitano questo tipo di esperienza, tuttavia nella modalità che ho chiamato “di dungeon” i migliori finora sono quelli già citati. Ne sto provando un po’ e l’intenzione è quella di recensire i più interessanti.

Tuttavia vorrei concentrarmi di più sulla possibilità e le tecniche per giocare qualsiasi gioco di ruolo in solitaria (sempre limitandomi, per ora, alla “modalità dungeon”), e non soltanto un gioco dedicato, che poi è quello che sostengono i giocatori solitari duri e puri. Se l’esperimento avrà successo, procederò a sondare le possibilità del gioco in solitario anche di altri giochi senza limitarmi alla generazione casuale di dungeon vecchia scuola. Cthulhu in solitaria? Coriolis in solitaria? Numenera in solitaria? Perché no? Forse non mi porterà al lato oscuro del gioco solitario hardcore, ma potrei provare un sacco di sistemi di gioco che stanno lì a prendere polvere. Oppure potrei generare al volo ambientazioni e luoghi da far poi utilizzare ai miei giocatori quando ci ritroviamo per il gioco tradizionale.

Accetto volentieri suggerimenti da chi abbia già provato un po’ questo tipo di esperienza.

Keep gaming.

12 pensieri su “Il gioco di ruolo in solitario

  1. Mai provato questa modalità di gioco, finora, ma ne conoscevo l’esistenza (per esempio, narrattiva ha pubblicato, anni fa, un gioco intitolato la creatura, in cui il giocatore interpreta qualcuno che ha instaurato una relazione erotica con un essere non umano).

    Probabilmente si presterebbe benino a questa modalità Microscope, un gioco in cui un gruppo di amici crea una storia a partire da un evento iniziale e uno finale, riempiendo ciò che sta nel mezzo – non è un gioco di ruolo in senso stretto e c’è chi lo usa come “sessione zero” nei giochi ad ambientazione emergente, stabilendo la cronologia passata del nascente mondo di gioco.

    1. Ma sai che Microscope è stato uno dei primi giochi a venirmi in mente? Il gioco non prevede una modalità solitaria nativa, ma l’idea di generare un’ambientazione ripercorrendo la sua storia è davvero bella.

      1. Da un po’, penso che si possa usare come procedura per creare storie ad ampio respiro da soli, un metodo per stendere la scaletta di un racconto, ma non ho ancora provato.

  2. Ciao Pennymaster, articolo interessante. Ti scrivo per condividere la mia esperianza di giocatore in solitaria e di come è nata questa esigenza.
    Tutto è nato tutto dalla scoperta che agli albori del gioco di ruolo la gente giocava anche via mail, da lì ho scoperto che c’erano gruppi di persone che giocavano via chat, via forum e via mail. Iniziai a giocare a D&D via mail con un gruppo con il quale sto giocando ancora oggi. Da lì sono passato a giocare, sempre a D&D, con due amici su un blog (oggi siamo in nove). Poi ho letto i regolamenti di Symbaroum e Numenera è mi è venuta voglia di provare questi due sistemi, ma mi mancavano i compari per farlo. Allora mi sono detto che poteva valer la pena replicare l’esperienza di gioco del blog, ma giocando io tutti i ruoli… e così ho fatto.
    Il sistema di gioco realizzato in questo modo, in solitario, è molto lento (per mille motivi), ma io non ho fretta 😉

    Ti rimando a questo link:

    https://antrodelloshamano.blogspot.com/2020/05/giocare-di-ruolo-al-tempo-della.html

    Trovi i rimandi al gruppo di gioco via mail ed ai blog a cui accennavo prima.

    Spero di non essere stato confusionario e di poter contribuire a questo interessante argomento di discussione.

  3. In passato mi è capitato spesso di giocare in solitario: soprattutto nei periodi in cui gli amici giocatori avevano di meglio da fare (causa studio, sport, ragazze ecc.) o io avevo pochissimo tempo (causa studio, sport, ragazze ecc.). Tutto è nato da un mio ragionamento: ma se sul pc coi vari “Eye of the Beholder” (albori della storia) io posso gestire un party da 4 a 6 personaggi perchè non posso farlo con la carta e la matita? Questo sistema per giocare “di ripiego” è stato da me poi ampiamente utilizzato anche per: testare ambientazioni (mie ed altrui), classi di personaggi ed avventure (soprattutto a Ravenloft). L’esperienza come hai scritto tu Penny è ovviamente assai diversa in quanto la sezione: “ciò che accade intorno al tavolo” è assente e questo ha i suoi lati positivi e negativi che tu hai ampiamente citato. Quella “nel gioco” invece è molto profonda, soprattutto sei hai molta immaginazione e per certi aspetti è molto formante: da un risultato di una tabella anche astruso e incredibile si può, reagendo con impegno e inventiva, creare delle trame interessanti con plot twist davvero sorprendenti, l’unico consiglio che do per esperienza, è non affezionarsi ad un personaggio in particolare, perchè si rischia di rimanere delusi in caso di una sua prematura dipartita cosa che accade assai spesso.
    Ti lascio il link di Ursha un giocatore che sta facendo campagne in solitaria con un’accurata descrizione dei meccanismi che usa per la creazione delle sue storie.

    ihoschronicles.wordpress.com

    A presto!

    1. 😀 Non importa quanto sia sul pezzo, Mr Mist ci è già stato un milione di anni fa! Però posso dirti che Ursha lo sto seguendo anch’io da un po’ di tempo ed è uno di quelli che mi ha incuriosito di più sul gioco in solitaria.
      Il testing delle ambientazioni tramite gioco in solitaria è assolutamente da provare, non sai mai dove ti porteranno le tabelle di Mythic… ma non precorriamo i tempi!

    1. … e invece esistono una decina di canali Youtube in cui si parla solo di gioco di ruolo in solitaria. Il mio preferito è Geek Gamers, dove una signora americana che può solo assomigliare a Mrs Doubtfire mi sta facendo scoprire una tonnellata di giochi e tecniche particolari. E’ fortissima, indica le pagine dei libri con un ferro da uncinetto e ha una cadenza ipnotica come se ti raccontasse le favole della buona notte.

  4. Personalmente il mio entry level è stato Mythic, rispetto ad altri regolamenti ritengo che aiuti a guidare il neofita nel creare una partita masterless con aspetti narrativi.
    Da lì ho cominciato a sperimentare arrivando dopo vari tentativi a preferire come regolamento per la risoluzione dei combattimenti e dei test Fighting Fantasy per l’estrema semplicità e il fatto che resto affezionato ai gioco di approccio classico.
    Un altro regolamento che ho saccheggiato per i generatori di spunti (ho scoperto che il termine tecnico da tempi immemorabili era oracoli) è stato Iron Sworn, però ritengo comunque che Mythic sugli altri aspetti sia sviluppato meglio.

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