Nel mondo del GDR si è creato un piccolo tsunami di opinioni contrastanti quando Wizards of the Coast ha annunciato il progetto per la prossima edizione di D&D. Che poi non è nemmeno una nuova edizione, a sentire loro. Si tratterebbe di un nuovo modo di intendere D&D, con un regolamento retrocompatibile al 100% con la 5ed e nonsisaquanto% compatibile con le altre edizioni. La novità starebbe nello spostamento dell’accento sugli strumenti digitali di supporto al gioco e nelle revisioni incrementali al regolamento. Quasi a voler scoraggiare la stampa e l’acquisto di nuovi manuali cartacei. Digital delivery anche per il GDR tradizionale? Boh, in realtà siamo ancora nella fase – che io detesto con tutte le mie forze – del bla bla bla del marketing. In particolare, trovo insopportabile l’approccio americano alla promozione dei prodotti, in cui tutti si devono per forza mostrare “superexcited” per le mirabolanti novità e cercano di stuzzicare l’interesse di ogni singolo potenziale compratore senza dare dettagli concreti a nessuno. Ho guardato il teaser, da cui si può dedurre tutto e il contrario di tutto.

Ora, delle edizioni di D&D più recenti non mi interessa quasi nulla. Dopo aver giocato alla 3.5 per dieci anni, ho saltato a piè pari la 4, ho leggiucchiato la 5. Non sento la necessità di un’altra edizione, nè mi allettano particolarmente i meravigliosi strumenti digitali promessi dai Maghi della Costa (cioè Hasbro), che peraltro mi stanno un po’ sulle balle, come tutte queste megacorporations senz’anima che eseguono reset periodici di prodotti che vanno già bene così, solo per indurre i ragazzini ingenui e i vecchi collezionisti onanisti a ricomprarsi tutto il catalogo: GW, Marvel, ma anche i produttori di automobili, l’industria del cinema e un milione di altri ladri legalizzati. Tutta gente che ci considera bestiame da mungere e forse hanno anche ragione.

L’idea è questa… boh

Un po’ delle chiacchiere a vanvera presenti nel teaser però mi hanno stimolato alcune riflessioni. Innanzitutto l’idea di considerare D&D un prodotto ormai ben collaudato e non bisognoso di una vera e propria nuova edizione non è malvagia. Bisogna vedere se terranno fede a questa promessa (secondo me no), però il principio è vero. Si può limitarsi ad aggiungere roba a un sistema che è piuttosto robusto, invece di eseguire un reset totale.

Ma io andrei oltre. Mi spingo a dire che ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che D&D è sempre stato “One D&D”. E’ un gioco che nasce flessibile, modulare, cangiante sin dalla sua prima edizione. Niente è mai stato scolpito nella pietra e i creatori del gioco non ne hanno mai fatto un mistero. I Master erano addirittura incoraggiati a crearsi la propria versione delle regole, aggiungendo house rules, eliminando regole sgradite, cambiando le procedure. Persino l’iconico dado a venti facce era tutt’altro che immutabile. Dave Arneson ammise che quando non avevano un d20 usavano 3d6 e nessuno si stracciava le vesti. E poi c’è la celeberrima frase attribuita a Gygax secondo cui “i dadi si tirano solo perché fanno un bel rumore”. Con il progredire delle edizioni si crearono distinguo e spaccature del tutto artificiose, ma non credo di dire un’eresia se sostengo che ci sono in circolazione alcune centinaia di migliaia di versioni di D&D, solo una decina delle quali sono state pubblicate. Ogni gruppo ha regole della casa, ogni Master aggiunge qualcosa o toglie qualcosa dalle regole. D&D sta in piedi lo stesso, perché alla fine della fiera le regole di D&D non sono quelle che si leggono sui manuali. Sono quelle che si apprendono per emulazione, provando a giocare e vedendo come giocano gli altri. D&D è un particolare tipo di contratto sociale, un atteggiamento, un genere, una creative agenda, prima che un set di regole. Ecco perché, al di là del marchio, se stai giocando a Pathfinder stai giocando a D&D; se giochi a un gioco OSR stai giocando a D&D; sei ti fai il tuo gioco personale che comprende classi, tiri per colpire e tiri per fare danno, ambientazione fantasy, distribuzione tradizionale dell’autorità narrativa, stai giocando a D&D.

In quest’ottica sanno di stantio le discussioni sui poteri della classe del ranger o sulla possibilità o meno che i mostri ottengano un critico e sanno di falso le operazioni di restyling di classi e incantesimi. Stiamo giocando tutti allo stesso gioco da almeno quarant’anni, non facciamoci gabbare da chi ci vuole vendere un’edizione specifica solo perché sono trascorsi dieci anni dalla precedente. Giochiamo pure a D&D, una versione pubblicata o una cotta in casa, oppure spostiamoci nel fertile territorio dei giochi nuovi, intendendo per “nuovi” quelli con meccaniche nuove e concetti rivoluzionari. Ma il prossimo che mi parla di bilanciamento delle classi si becca un d20 in un occhio.

Keep gaming.

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5 pensieri su “One D&D e le regole della casa

  1. Non sapevo di questo futuro annunciato, d’altro canto sono distante parecchio dal mondo di D&D, preferisco altri giochi.
    In linea generale, trovo che come gioco sia in costante miglioramento, ma che si porti dietro pure un “peccato originale” niente male: che debba per forza attirare nuovi giocatori mentre si tiene i vecchi.
    Questo strabismo porta qualsiasi edizione di D&D ad avere regole più o meno moderne che verranno poi cestinate appena ci giochi con un master abituato a un approccio più classico e non so quanto effettivamente possa soddisfare sia nuove leve che vecchia guardia (anagraficamente, io sarei vecchia guardia, ma l’approccio classico al GDR non è adatto a me).

    Riguardo a bilanciamenti e sarcazzi vari, è un ambito irrisolvibile, le classi non sono esattamente intercambiabili, però sarebbe grasso che cola mettere solo opzioni utili e funzionali, anziché roba valida mista a vicoli ciechi fatti di roba che non serve a niente o di “vorrei ma non posso”.
    Bah, si vedrà che tireranno fuori, posso vivere pure senza, specie se mi si volesse obbligare a comprare o usare pure un supporto digitale per il campo di battaglia… la griglia di draghi e dongioni la odio già dal vivo 😅

  2. Confesso di essere un vecchio grognardo, brutto, sporco e cattivo, ho abbandonato l’idea di aggiornarmi alle ultime novità di D&D, all’arrivo della 3a edizione e francamente non me ne pento affatto, quindi nella mia testa ho liquidato la notizia di One D&D con uno sbadiglio distratto. Personalmente apprezzo i sistemi che hanno poche regole ma chiare, ben scritte (non in legalese per intenderci) e magari accompagnate da un esempio valido, poi se si vuole si aggiungono nuove regole ed espansioni ma sempre tenendo chiaro in mente quanto detto sopra. Ovviamente le home rules sono servite, servono e serviranno sempre a limare gli spigoli e rendere più fluido e funzionale il gioco non solo per la campagna ma anche per le esigenze degli altri giocatori e del GM.
    Un paio di altre considerazione sparse stimolate dal post e dai commenti: penso anch’io che da tempo ormai noi fruitori dei prodotti di intrattenimento, spettatori, giocatori di rpg o videogames siamo visti da chi produce prodotti d’intrattenimento, come una massa di beoti a cui fare trangugiare qualunque caxxata basta che sia condita di effetti speciali e magari una campagna pubblicitaria roboante (ogni riferimento ad alcune serie televisive è puramente NON casuale), si prende tutto, anche quello che funzionava e lo si rimpasta spesso in modo superficiale e semplicistico per vendere nuove cose con l’idea di spingere sull’effetto: “WOW” fregandosene se c’è il grosso rischio che qualcuno si alzi e dica “… è una gagata pazzesca!” Temo inoltre che in quest’ottica del business a tutti i costi, il peso di cellulari e applicazioni anche nel gioco di ruolo diverrà sempre grande fino a risultare insostenibile e quindi anche in quel campo, come in molti altri ormai, saremo ormai obbligati ad usarli. Eh sì sono pure paranoico e complottista!

    1. Anch’io ho un bel po’ di scetticismo riguardo agli strumenti digitali, ho sempre visto il gdr come un’isola analogica e di interazione “reale”

      1. Per me il fatto è questo Penny: sebbene il gioco a distanza abbia funzionato nella pandemia permettendomi di giocare e conoscere ottima gente geograficamente assai distante da me, io mi sento meglio quando vedo ed interagisco intorno ad un tavolo con gli altri. In quel frangente c’è la possibilità di avere il feedback dei giocatori: se si divertono, se sbadigliano, se giocano col cellulare o meno. Il gdr pen and paper è sempre stato un’isola felice dove non si è dipendenti dalla tecnologia e dove la testa e l’immaginazione di chi gioca e masterizza sono elementi fondamentali. Temo per le nuove generazioni, che saranno prima lusingate, poi tenate ed alla fine obbligate a gestire il gdr con strumenti digitali appositi fino a faticare a farne a meno, ripeto sarò un paranoico complottista ma credo che da qualche parte ci sia qualcuno che lavora per questo scenario in nome del profitto ad ogni costo!

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