Pensieri sparsi



Stavo giusto scrivendo questo post, quando in Rete è apparsa un’interessante discussione originata da un post di Caponata Meccanica. Ho deciso quindi di editare in parte il contenuto, anteponendo una piccola precisazione a quanto avevo già scritto.

Il fatto che il genere fantasy sia ormai diventato dominio delle masse è assodato, e per quanto mi riguarda ne sono assai felice. Significa che scrivere fantasy non è più da nerd autolesionisti, leggere fantasy non è più da subumani mentecatti, giocare ai giochi di ruolo non mi incasella immediatamente nel gruppo degli sfigati, e molte altre cose, tutte positive. Non intendo quindi alimentare la polemica se ciò sia un bene o un male, se dare il fantastico in pasto al grande pubblico si ritorca sulla qualità media dei prodotti e così via. Pensatela un po’ come volete, la storia darà il suo verdetto.

Detto questo, la mia intenzione è osservare come ultimamente vi sia stato un involontario effetto di saturazione dell’immaginario fantasy, dovuto all’aumento della quantità e della qualità dell’offerta, proprio a danno dei fan della prima ora. Quelli che si stupivano e si eccitavano per il drago sulla copertina della Scatola Rossa. Noi, per intenderci. Diciamocelo, a livello visuale i progressi sono stati incalcolabili. In un paio di decenni (forse qualcosa di più) siamo passati da questo:

 

dd-boxa questo:

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E cosa vogliamo dire della differenza tra l’artwork interno di una qualsiasi avventura per OD&D e lo standard moderno? Ora, esteticamente non c’è paragone, poche balle. Mi si dirà che le illustrazioni di Erol Otus erano strambe ma evocative. Sono d’accordo, ma il punto è proprio questo. Dall’evocativo ma scarno e talvolta bizzarro si è passati a un realistico iperdettagliato fotografico, e forse ci abbiamo guadagnato qualcosa e al tempo stesso ci abbiamo perso qualcos’altro. Come sempre, non progresso nè regresso, ma semplice trasformazione, rimpasto di vecchi temi, continuo baratto di idee e sensazioni che ciclicamente ritornano in auge e ridicolizzano il “vecchio”, salvo poi ripescarlo dopo vent’anni e così via.

In tutto questo tumulto, però, qualcosa si è perso e basta. Il sense of wonder che pervade la novità, l’insolito, il fuori dell’ordinario. Orbene, lasciate che vi dia una notizia bomba:

I DRAGHI NON ESISTONO.

L’ho detto. Cavoli, questa è proprio grossa. Come dite? Lo sapevate già? Ah, beh….

Allora come mai quando vedete un’immagine di un drago non vi stupite neanche un po’? Soprattutto se è iper-realistica come questa:

THE HOBBIT: THE DESOLATION OF SMAUG

o anche solo come questa:

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Ve lo dico io. Perché ormai i draghi sono anche nelle patatine. I draghi sono sui giornali, sulle riviste, in un sacco di trasmissioni televisive, nelle pubblicità, nei videogiochi, sulle copertine dei libri, sulle fiancate delle macchine, tatuati sulla pelle delle persone, immortalati in pose epiche, fotografati nella loro immensa possanza, uniformati nell’immaginario collettivo, spogliati di ogni aura simbolica o mitica. Lucertoloni vanesi e senza cervello, sputafuoco irascibili, ma tutto sommato addomesticati dal marketing. Un simbolo che non rappresenta nulla, che non è più niente. E’ un’icona vuota. Ricordo ancor ala prima volta che una partita a D&D è terminata con un incontro con un drago. Un drago, capite? Rosso! Il Master ci ha mostrato questa immagine:

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e io ero lì con la mente. Ero lì a sentire l’odore di bruciato, di metallo rovente, di paura e morte. L’apice di una campagna, ottimamente orchestrata e degnamente conclusa. Ora mi domando se un novizio del gioco di ruolo possa davvero gustarsi un momento come quello. Prima di arrivare a fine campagna, i draghi per lui sono come i gatti. Solo per arrivare al livello 30, il suo personaggio di Skyrim ne ha ammazzati una ventina, e molto più fighi di quello.

Non sono il solo a sentirsi saturo. Alcuni amici nerd hanno ammesso di sentirsi così. E’ la diretta conseguenza del bombardamento mediatico, ma anche dell’età che avanza, e forse anche del complessivo miglioramento qualitativo delle immagini, che a livello profondo sfuma le differenze tra reale e realistico. Non si applica solo al drago, nè solo alle altre icone fantasy. Spinto dalla competizione, trainato da Hollywood, oggi tutto è visivamente stupendo. E io sento un senso di impoverimento. Di fastidio, anche. Non si tratta del vecchio nostalgico che blatera che “ai miei tempi era meglio”. Non era meglio, ce lo facevamo bastare, ma non era meglio. E non sto parlando dei contenuti. Quelli possono esserci o mancare, dipende dalla qualità complessiva del prodotto. Mi limito a prendere in considerazione l’impatto visivo.

Guardate qua:

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Quando anche un gioco di ruolo di una mediocrità spaventosa come Degenesis Rebirth si presenta con una veste così sontuosa, è legittimo domandarsi cosa ci sia dopo. Cosa può risvegliare ancora il mio bambino interiore, cosa può farmi spalancare ancora la bocca dallo stupore?

Guardate questa immagine di Tiamat.

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Se l’avessi vista vent’anni fa avrei detto: “Uoooaaaaaaahh….” e avrei immaginato una campagna intera basata sulle fantasie che mi evocava. Oggi penso “però!” e finisce lì.

Sono io che sono diventato arido e cinico, o siamo tutti vittime della sindrome del “‘a marzià, facce ride!” come in quella vecchia barzelletta? Forse un po’ tutte e due le cose.

Avete visto i cartoni animati che guardano i bambini di cinque anni? Animazioni 3D veloci, tecnicamente impeccabili, con texture realistiche, cambi di inquadratura repentini, inseguimenti in soggettiva che sembra di stare sulle montagne russe, che ti trascinano dal primo all’ultimo minuto in una folle corsa ai titoli di coda. Prendete un bambino cresciuto a Frozen e Shrek e sottoponetelo a Biancaneve. E’ talmente lento che lo guarderà mentre gioca a Nintendo (e vince) e intanto salta sul tappeto elastico. Oppure chiamerà il telefono azzurro per maltrattamenti sui piccoli. Cosa può stupire un bambino così? Cosa può stupire NOI?

Faccio domande, ma non ho la risposta. Voi sì?


pic501007Sono contento del riscontro che ha avuto l’iniziativa di Vampiri.

Con la scusa di fare la scheda personaggio mi sono chiarito un po’ la strada da seguire per il regolamento. Le meccaniche saranno prese di peso da Vampiri: il Requiem, tranne ovviamente quanto appartiene alla specificità dell’ambientazione. A dire il vero voglio mantenere altre cosette, ma rientrano senza problemi nella categoria dei Pregi. Mi piace moltissimo – e sarà mantenuta – la differenziazione tra i vari Sentieri al posto della sola Umanità. trovo che rifletta meglio il variegato panorama morale dei vampiri. I Clan, con le relative Discipline e Rituali, sono quelli dell’edizione originale (1996). La creazione del personaggio segue le linee dell’edizione originale, ma ho mantenuto i punteggi iniziali del Requiem. A questi si aggiunge la possibilità di spendere i canonici 15 punti per incrementare Abilità, Attributi e Pregi. All’apparenza i personaggi così creati risultano un pochino più pompati rispetto ai personaggi standard del Requiem, ma ritengo che la differenza si noterà poco o niente.

Intanto pubblico la scheda del personaggio:

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I volenterosi che hanno già dato la propria adesione alla (più o meno imminente) campagna possono cominciare a dare un’occhiata e farsi un’idea. <SARCASM ON>Mi raccomando, però, per richieste, dubbi e questioni tecniche non commentate qui sul blog: no, giammai! Piuttosto continuate a mandarmi SMS e Whatsapp e piccioni viaggiatori e microbiglietti fradici di saliva sparati con la bic, perché sennò potrebbe sembrare che questo cazzo di blog serva a qualcosa. <SARCASM OFF>

Va bè.

Intanto domani (cioè, al momento in cui scrivo è già oggi), il buon Mescal va in ricognizione al Cartoomics per trovare qualcosa di nuovo e degno di essere giocato. Che non si dica che viviamo solo di vecchie glorie e sistemi autocostruiti.

Keep gaming.


Metti che ti sei preparato otto incontri da snocciolare per rendere interessante un viaggio.

Metti che sei un Master che crede nelle capacità del gruppo e vuole rispettare il risultato dei dadi.

Metti che i giocatori hanno delle buone idee. Aggiungi che i tiri di dado vanno alla grande e che evitano tutti gli incontri che hai preparato.

DOMANDA: fai succedere qualcosa comunque, per non far arenare il gioco, oppure ti rassegni a due ore e mezza senza mazzate? Introduci un conflitto a forza oppure fai andare tutto liscio per rispettare il fatto che i pg sono stati bravi e/o fortunati?

Va bè…

… mi scuso con i giocatori per la serata un po’ monotona, e, intanto che penso a come riscattarmi, metto su la versione colorata della fortezza dove siete arrivati.

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Keep gaming.

EDIT: i px dei sopravvissuti sono 1010 a testa.


Sono un appassionato di giochi di ruolo. Leggo fantasy e fantascienza, nonché horror. Mi piacciono libri e film che definire “di nicchia” è veramente un eufemismo. Sono avvezzo a lasciarmi trasportare dall’entusiasmo quando qualcuno tocca un argomento a me caro, salvo poi notare che di solito il mio interlocutore assume lo sguardo della mucca quando passa il treno… quando va bene. Quando va male, vengo etichettato come geek e lasciato a cuocere nel mio brodo. E mi sta bene. E’ così che va il mondo, è così che deve essere. Se parli di donne e motori sei allineato, sei mainstream, non fai la figura del fesso. Anche se fesso lo sei, perché accidenti non si può parlare sempre di gnocca. Però è normale che se ti piacciono cose bizzarre o insolite tu sia considerato bizzarro e insolito. Ma i nerd devono fare quello che fanno meglio: strisciare nell’ombra godendosi le loro passioni. Quando finiscono sotto i riflettori fanno proprio la figura dei cretini.
E allora vengo al dunque, prendendo le mosse dal post di Mescal in cui si fa cenno al “problema” del posticipo di ben 18 giorni della prima di Guerre Stellari in Italia.
C’è stato qualcuno che si è preso la briga di protestare, poi ha addirittura imbastito una petizione per convincere la Disney a rivedere la sua decisione.
Sono un appassionato di Guerre Stellari e sono curioso di vedere come sarà il prossimo film, ma questa cosa della petizione l’ho presa proprio male. Ma possibile che tutta questa gente non abbia di meglio a cui pensare? Io stesso mi sento scemo a sproloquiare contro di loro perché potrei occupare meglio il mio tempo (ma ho l’attenuante di essere a casa con l’influenza). Non potete aspettare qualche giorno in più? E’ davvero così insopportabile questo fatto? Ed è davvero il caso di scagliarsi lancia in resta contro un’azienda che fa quello che fanno le aziende: ha una sua politica di marketing? Sbaglia? Cavoli suoi! A voi cosa ne viene in tasca? Uscite e fate qualcosa della vostra vita, invece di aspettare di succhiare la tetta di hollywood per sentirvi per due ore meno merde di quello che siete! Capre! CAPRE!! CAPREEE!!!!

E c’è pure quello che ha indagato, che si è informato perché “conosce uno che conosce un altro che ha contatti sicuri all’interno della Disney”. Chi? Superpippo? E dimmi, dimmi, rimbambito, cosa ti ha rivelato Superpippo (Yuk!) in gran segreto? Tenetevi, perché questa è una notizia-bomba: in Italia Guerre Stellari uscirà in ritardo perché non deve fare concorrenza a Checco Zalone!

E STICAZZI NON CE LO VOGLIAMO METTERE? Non voglio nemmeno entrare nel merito, voglio stare sul bersaglio e cioè i mentecatti che hanno aspettato X anni, ma non possono aspettare X anni più diciotto giorni! Gli stessi decerebrati che vanno all’alba del giorno prima a mettersi in coda davanti al negozio per accaparrarsi prima possibile il nuovo modello di iQualcosa, perché quello di prima tra esattamente quindici ore sarà considerato merda.

Non voglio fare quello che tira in ballo ” i problemi più grossi del Paese”, perché questo tipo di argomenti non mi piacciono. Si sta parlando di intrattenimento, mica di salvare il mondo. Però contesto la totale mancanza di senso del ridicolo che caratterizza questi “fan”. Essere appassionati è un conto, essere asserviti a un idolo di cartapesta è un altro.

E scusate il rant, non è nel mio stile ma ogni tanto le palle girano pure a me.


d6Finite le libagioni natalizie, rieccoci a parlare di GDR. Ho trascorso buona parte del mio tempo libero a riordinare gli appunti presi durante la campagna di SDG fantasy e ad apportare le conseguenti modifiche al Manuale di Gioco e ora sento l’esigenza di fare il punto della situazione. Sono consapevole del fatto che dovrei concentrarmi sul “qui e adesso”, che attualmente è costituito dal gioco Dungeon Hack e dalla relativa campagna ambientata nei Forgotten Realms, ma il progetto SDG mi sta molto a cuore. E’ un gioco promettente e spero che ci torneremo ancora. Il fatto è che Dungeon Hack e SDG, pur avendo un antenato in comune, sono due giochi diversi e complementari. Queste riflessioni mi hanno suscitato altre riflessioni, più generali, volte a capire perché facciamo quello che facciamo nel modo in cui lo facciamo.

Dungeon Hack soddisfa la mia voglia di “Old School”. E’ figlio di OD&D (almeno in spirito) e ne ricalca le meccaniche e le atmosfere. La magia è uguale, il combattimento è simile, si tratta di un gioco astratto e tattico, da giocare senza troppe menate. E’ fatto per addentrarsi in dungeon oscuri e puzzolenti, combattere mostri che sono lì solo per essere massacrati, accaparrarsi tesori e oggetti magici e uscire alla ricerca di un altro dungeon. Almeno nelle intenzioni. In realtà, presto le cose prendono una piega inattesa, i giocatori vogliono imprimere a una campagna una svolta particolare o semplicemente seguono la corrente e quello che doveva essere una specie di HeroQuest un po’ meno schematico diventa un pretesto per forzare i limiti del sistema e vivere ogni genere di avventura, senza però avere un regolamento adeguato. E’ un po’ quello che è successo al nostro gruppo con D&D. Siamo partiti in pieno spirito Old School, ma presto ci siamo spostati verso territori alla Dragonlance (se non capite questi riferimenti, vi consiglio ancora una volta di interrompere la lettura e andare a leggere questo ottimo articolo su Cronache del Gatto sul Fuoco. andate, andate, non mi offendo, anzi ne uscirete arricchiti e così poi ci capiamo meglio)……

…..

Fatto?

Dicevo, siamo partiti dall’Old School ma in un periodo in cui furoreggiava lo stile epico alla Dragonlance. Risultato: abbiamo giocato per anni con il regolamento OD&D campagne di stampo diverso da quelle che sarebbero state pertinenti al regolamento stesso… fregandocene altamente e divertendoci come matti, ovvio.

Oggi abbiamo il nostro gioco di dungeon, (altro…)


Pennymaster is back!

Pennymaster is back!

Bella giornata, ieri.

Ero in astinenza da “GDR giocato” e le tre ore risicate di domenica pomeriggio sono state un toccasana. Ho giocato, e questa è già una vittoria. Poi, ho potuto provare sul campo la nuova incarnazione di Dungeon Hack. Chi mi segue da un po’ mi avrà già sentito parlare di questo sistema, che sto rimaneggiando da qualche anno. In sostanza, dopo tante versioni e innumerevoli cambi di rotta, mi sono rassegnato: Dungeon Hack non vuole morire. Avevo deciso di congelarlo per sempre per favorire il Sistema della Gilda, più profondo e orientato al low fantasy, e invece sono arrivato a un punto della mia vita in cui avevo bisogno di un sistema rapido e brutale, “vecchia scuola”, per sopravvivere all’inferno di pannolini e notti insonni in cui vivo da due mesi. Dungeon Hack faceva al caso mio. Ecco quindi che una provvidenziale svecchiata ha riportato in auge un sistema che – lo dico subito – non vedrà mai la luce “ufficialmente”, dato che da sistema di GDR autocostruito ma fondamentalmente originale si è trasformato in una sorta di mostro di Frankenstein fatto con un sistema originale di risoluzione delle azioni basato sul d20, più pezzi di tutte le edizioni di Dungeons & Dragons (in particolare il sistema di magia).

Ovvio che non me la senta di pubblicare materiale altrui, anche se pesantemente modificato. In realtà, se mi applicassi e ne avessi il tempo, potrei modificare le regole quel tanto che basta da farle rientrare senza problemi nella licenza d20, ma non è un lavoro che posso fare nell’immediato. Quindi l’attuale Dungeon Hack circolerà solo nelle aule segrete della Gilda Cacciatori Sedentari di Draghi; verrà passato sottobanco in vicoli poco illuminati, quasi fosse una sostanza stupefacente; coloro che verranno in contatto con il regolamento dovranno fare voto di segretezza a pena di smembramento, corrosione nell’acido e asportazione di tutti i peli del naso uno per uno. Di sicuro non lo troverete online, ed è un peccato perché, che ci crediate o no, penso di aver fatto un lavoro decoroso, che ha due pregi:

1) riproduce fedelmente lo spirito della BECMI (o meglio della BE, dato che ci fermiamo lì), senza però le cose della BECMI che oggigiorno sembrano un po’ troppo strane (per avere un’idea di quello che ho eliminato date un’occhiata a questo articolo);

2) è compatibile con tutte le avventure pubblicate di tutte le edizioni di D&D, tranne forse la quarta. Come è possibile? Non è possibile, infatti. A meno che non ci si faccia problemi a giocare avventure “sbilanciate”, in cui i PG rischiano la pelle a ogni piè sospinto perché mostri e trappole sono sempre troppo letali per loro… ehi, ma questo è lo spirito del vecchio D&D! Ce l’ho fatta! Ho fatto quadrare il cerchio!

Ehm… scusate.

Diciamo, più realisticamente: è un giochino carino senza pretese, in cui posso permettermi di riciclare le statistiche dei mostri delle avventure pubblicate senza nemmeno cambiarle, anche se però le medesime statistiche vanno lette in modo diverso. Un esempio? I tiri salvezza mi servono per determinare come combatte un mostro. TS: G12 significa che il mostro combatte come un guerriero di livello 12. Le regole di combattimento però sono le mie. Tutto qui, niente che faccia gridare al miracolo, ma ieri ci siamo divertiti. Mi piacerebbe che i giocatori commentassero per darmi un feedback, ma a me è sembrato divertente, molto simile a quando abbiamo iniziato tanti anni fa.

Gli amici del blog che non fanno parte della cerchia ristretta dei giocatori della Gilda diranno: ma a me, che me ne cale?

In realtà, tutto questo una ripercussione positiva sul blog ce l’avrà. Intanto gioco, e se gioco scrivo, e se scrivo c’è una remota possibilità che quello che scrivo interessi a qualcuno.

In secondo luogo, questo regolamento mi ha gettato a capofitto nella Old School Renaissance, ancor più di prima. Il che significa che gli argomenti su cui mi concentrerò saranno: OSR, retrocloni, vecchi modi di intendere il gioco, aspetti interessanti del D&D “cross-edition”, tecniche di costruzione di dungeon e di masterizzazione retro, eventuali recensioni di moduli datati ma ancora buoni.

Staremo a vedere. Intanto, keep gaming.


Il blog langue. Da diversi mesi non scrivo e ogni giorno in più che trascorre senza che io mi decida a metterci mano di nuovo è un giorno di agonia. I membri della Gilda Cacciatori Sedentari di Draghi sanno che il motivo principale di questa inerzia è la mia perniciosa tendenza a riprodurmi, che ha fatto sì che il mio tempo libero si sia ridotto ai minimi storici. Quando hai un nanerottolo frignante che mangia ogni due ore (giorno e notte), una nanerottola frignante appena più grande (ma gelosa del fratellino), un lavoro in proprio e una giornata composta soltanto di ventiquattro ore, una pesante pietra tombale cala inesorabile su di te e sul gioco di ruolo…

… ma aspettate! E’ una mano quella che striscia da sotto la pietra? E’ forse il rantolo di un non morto quello che si sente nell’aria? O forse è Pennymaster che emerge dall’oltretomba? Presto, sollevate il coperchio del sarcofago, il nostro eroe non è ancora morto! Egli VIVE! E’ malconcio, puzza un po’ di stantio, barcolla un po’… lo stiamo perdendo, somministrategli 20 cc di “old school dungeon crawling” direttamente in vena!

Pfiuu… è stabile, ma è meglio tenerlo sotto osservazione.

Nei prossimi giorni vedremo come risponde alle cure.

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