Miti da sfatare – Battaglie medievali 3


vasariAltra puntata sui miti da sfatare riguardanti le battaglie medievali. Dopo aver accennato agli eserciti in movimento e aver riportato sulla lancia l’attenzione che merita, questa volta parlerò un po’ di

Campi di battaglia

Nei film si vedono spesso larghe inquadrature di morbide colline, di pianure erbose, di pascoli verdeggianti. Su di essi gli eserciti si schierano con ampie manovre e tramite linee ininterrotte di uomini e cavalli. Meh… situazione a dir poco infrequente.
In realtà nel medioevo le colline e le pianure erano tutte lavorate e in ogni caso erano piene di ostacoli, naturali e non. A dire il vero, anche la foresta era coltivata (ma questo sarà argomento di un post futuro). Non erano frequenti neppure i pascoli, giacché il sacrificio di terra fertile per una coltura a pascolo non era giustificabile. Tant’è vero che nell’alimentazione medievale non era presente il bovino nella stessa quantità – smodata – in cui è presente al giorno d’oggi. I pascoli erano più frequenti nelle zone montane, dove non era possibile coltivare se non tramite arditi terrazzamenti artificiali (che comunque erano presenti fino a quote assurde, tipo 1200-1300 metri s.l.m.). Quindi dimentichiamoci il campo aperto. Leggi altro

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Miti da sfatare – battaglie medievali 2


La lancia

imagesE’ incredibile quanto poco sia stimata la lancia presso i giocatori di ruolo. Quasi nessuno equipaggia il proprio personaggio con la lancia, eppure questa arma è rimasta per millenni una delle opzioni migliori un po’ in tutte le occasioni belliche, ma soprattutto sul campo di battaglia. Anche la famigerata industria cinematografica non ha mai sprizzato entusiasmo per la lancia. Ancora oggi si vedono film (pseudo) storici che raffigurano battaglie realmente avvenute, in cui però tutti o quasi tutti i combattenti sono armati di spade. La spada è sempre stata la seconda (o addirittura la terza) scelta per quanto riguardava le armi da usare sul campo di battaglia. Gli eserciti medievali, dai Franchi in poi, sono sempre stati una selva di lance e di armi in asta di varia natura. Semplicemente, non esisteva un’opzione migliore.

Ecco un campionario casuale di obiezioni all’uso della lancia che si rivelano, a un’analisi più attenta, nient’altro che miti da sfatare.

La lancia è poco maneggevole. FALSO. La lancia è un’arma estremamente maneggevole. Può essere impugnata con le mani distanziate tra loro, e in tal caso permette rapidissimi cambi di bersaglio: posso attaccare la testa e in una frazione di secondo le gambe, senza muovere più di tanto le mani. Posso accorciare la distanza tra la presa e la punta, e in tal caso godrò di un’arma da media distanza affidabile e potente. Posso impugnarla lontano dalla punta, e in tal caso posso approfittare di un allungo stratosferico: una lancia lunga due metri (più il braccio, più il passo in affondo) può tranquillamente impalare un uomo a quattro metri di distanza. Leggi altro

Miti da sfatare – Battaglie medievali


 

Ragazzi, questa è dura. C’è talmente tanta roba da dire che non so da dove incomiciare. Facciamo così, dividiamo questa mostruosa pila di miti da sfatare, questo ributtante mucchio di sterco che Hollywood quotidianamente riversa su di noi, questo autotreno carico di immondizia ammazza-storia e inquina-fantasia che assorbiamo per osmosi televisiva. Suddividiamolo in argomenti piccoli piccoli, in modo che il vostro noioso e pedante Pennymaster li possa digerire un po’ alla volta. E tiriamone fuori qualcosa di buono, qualcosa che serva a noi tutti per fare meglio quello che vogliamo fare: giocare di ruolo senza scadere nei cliché più triti.

Scaldiamo i muscoli con questa chicca:

Se ne avete voglia, provate a scovare tutte le incongruenze, le forzature, gli errori, o anche semplicemente le cose “meh…”. Io ci ho provato e ho totalizzato un bel 66 (diconsi sessantasei). E credo di aver contato solo le cose più evidenti.

Vediamo chi riesce a trovarne di più.

Intanto oggi parliamo di:

Eserciti in movimento

Un esercito in movimento in territorio nemico o conteso è molto più di una fila di uomini che cammina o cavalca. E’ una straordinaria opportunità di gioco di ruolo e non va sprecata. Il cinema ci presenta pochissime scene legate alle fasi meno concitate della guerra, e di solito lo fa con approssimazione intollerabile.

Orbene, proviamo a mettere un po’ di spezia su questa minestra insipida, elencando cose che verosimilmente possono succedere e che devono essere ben descritte quando i personaggi appartengono a un esercito in movimento. Prendiamo come riferimento un esercito di moderate dimensioni, guidato da un capo importante come un re o giù di lì, in un periodo storico che si aggira intorno al 1300 e in un luogo che potrebbe essere la Francia o l’Inghilterra. Supponiamo che il trasferimento di uomini debba durare almeno un mese, che non è poi molto se si considera il tempo che ci vuole a radunare l’esercito, armarlo, organizzarlo, partire ecc. Faccio questa premessa perché differenti riferimenti storici porterebbero a risultati parzialmente differenti. Usiamo questa situazione di partenza come un canovaccio, su cui apportare le modifiche necessarie in conseguenza delle variabili di segno diverso. Leggi altro

Miti da sfatare – I Vichinghi


91iCth6+HQL._UY500_Dopo una lunga pausa, riprendiamo la nostra serie di articoli dedicati ai miti da sfatare per migliorare – se possibile – l’esperienza di gioco di ruolo rifuggendo dai clichés del genere.
I Vichinghi sono un pilastro dell’immaginario fantasy. Ogni ambientazione fantasy-medievale sembra non possa fare a meno di un popolo bellicoso e fiero che sguscia tra i flutti con lunghe navi ornate di draghi di legno e che terrorizza gli abitanti delle coste, depredando, stuprando e uccidendo senza pietà. Generalmente questi energumeni sono alti due metri, hanno lunghi capelli biondi arruffati o raccolti in trecce, brandiscono spade enormi e indossano rozze pelli di animali. Il tutto sormontato da elmi con le corna. Tutto bene, per carità. Ma questi popoli di fantasia non hanno molto a che vedere con i temutissimi guerrieri del nord che vengono chiamati vichinghi. Per questo elencherò una serie di nozioni sui vichinghi che gli storici moderni concordano essere miti da sfatare. Tanto per offrire qualche spunto a chi voglia ispirarsi alla loro versione storica per confezionare la propria ambientazione fantasy, non certo per insegnare chissà cosa.

I vichinghi erano altissimi. Falso, o meglio, vero solo in parte. Gli scheletri testimoniano di un’altezza media dei Danesi di soli m 1,70. Gli Svedesi arrivavano a m 1,72. Non esattamente dei giganti. Certo, se confrontati con i loro contemporanei del Sud, che viaggiavano intorno al metro e cinquanta, erano molto alti.

I vichinghi indossavano elmi con le corna. Falso. I vichinghi indossavano elmi conici senza corna. In alcune versioni esisteva la protezione per le guance e per la nuca. Gli elmi con le corna, se esistevano, erano di uso esclusivamente cerimoniale. Leggi altro

Miti da sfatare – L’Arco (parte seconda)


Eccoci ancora a parlare delle meraviglie dell’arco lungo. Questa volta toccherò due argomenti spinosissimi, strettamente collegati tra loro: la gittata e il potere di penetrazione.
Per quanto riguarda la gittata, è assai probabile che chiunque svolga per la prima volta una ricerca su questo argomento ne esca disorientato (a dir poco).
Le fonti storiche sono imprecise, talvolta contraddittorie, e la quasi totale mancanza di reperti funzionanti ci costringe a muoverci nel campo della speculazione. Ci sono tuttavia dei punti fermi che possiamo usare come linee guida nella nostra ricerca.
Un primo fatto importante è la legge inglese. Al tempo di re Enrico VIII la legge prevedeva che gli arcieri si esercitassero con bersagli lontani almeno 200 iarde. Si tratta di una distanza considerevole che si giustifica solo con il fatto che gli arcieri inglesi iniziavano l’allenamento in tenera età (3 anni!) e proseguivano per tutta la vita, raggiungendo livelli di perizia, forza e precisione difficilmente raggiungibili al giorno d’oggi. Per questo motivo, 200 iarde di distanza minima sono un dato credibile, anche se stupefacente.
Ma qual era la distanza massima? In sostanza, non c’era. Un arco è in grado di lanciare una freccia a una distanza che dipende da diversi fattori, non ultimo la robustezza della freccia medesima. Immaginando che il peso e la qualità costruttiva della freccia siano sempre adeguate all’arco in uso, il fattore principale che influenza la distanza massima è la potenza dell’arco. In pratica, finché c’è un arciere abbastanza robusto da tenderlo, si può sempre costruire un arco più potente. Il fattore umano quindi è determinante. Considerate anche che la tecnica di rilascio è molto importante: lo stesso arco, usato da due arcieri diversi può avere gittate diverse.
In generale, l’aura di leggenda che gli inglesi hanno sempre alimentato riguardo al long bow tende a rendere le fonti storiche (e le testimonianze degli appassionati) un tantino esagerate… Un po’ come parlare di katana con i giapponesi. Tuttavia, in seguito ad alcuni importanti ritrovamenti archeologici nell’Ottocento e nel Novecento, si è appreso molto di più sull’arco lungo e sulle sue reali capacità. Alcune prove eseguite sul campo addirittura con archi originali perfettamente preservati (del 1545, mica pizza e fichi) e molte prove eseguite con ricostruzioni accurate hanno prodotto risultati interessanti. Leggi altro

Miti da sfatare – L’Arco (parte prima)


EnglishLongbowmenUna cosa che mi ha sempre colpito è l’estrema disinvoltura e l’atteggiamento semplicistico con cui i regolamenti di GDR trattano gli archi. In particolare, la distinzione tradizionale è tra arco corto – arco lungo – arco composito. Per ciascun arco è data una gittata standard e un danno. Punto e basta.

Nei film fantasy e “storici” l’arco è trattato come l’equivalente medievale del fucile d’assalto. Non vengono minimamente considerati i problemi di natura pratica che comporta l’uso di un’arma simile.

Oggi prenderò in considerazione alcuni miti da sfatare legati all’arco, concentrandomi inizialmente sul longbow, nella speranza che almeno qualcosa di quel che scrivo serva agli amici giocatori per ricreare l’atmosfera e per offrire spunti di realismo non fine a sè stesso, ma funzionale alla creazione di occasioni di gioco di ruolo interessanti.

Innanzitutto la tripartizione arco corto – arco lungo – arco composito, che si vede nel manuale di D&D, è per lo meno fuorviante e artificiosa. Per esempio, non esiste una definizione ufficiale di “arco lungo”, o meglio non esisteva prima della nascita delle moderne associazioni per la riscoperta e la preservazione della tradizione dell’arco lungo. Queste società hanno in qualche modo definito gli standard in base ai quali un arco può essere definito “longbow”. Nel medioevo, un arco lungo era semplicemente un arco più alto di chi lo usava. Tradizionalmente, “longbow” era la parola riferita all’arco inglese, di origine gallese e presumibilmente di derivazione vichinga. Parleremo di quello, assumendo che si tratti dello stesso “arco lungo” che si trova nei manuali dei GDR fantasy più diffusi.

Englishlongbow

Il carico di trazione medio era di 100 lb, ma vi sono testimonianze storiche e archeologiche di archi con carico anche di molto superiore. Ragazzi, si tratta di 45 kg abbondanti. Quasi nessuno al giorno d’oggi ha avuto la possibilità di provare un arco lungo con questo tiraggio. Fate conto che gli archi moderni spesso non superano le 80 lb. Per visualizzare la forza che ci vuole per tendere questa mostruosità, immaginate di fare l’esercizio del rematore impugnando un manubrio da 50 kg (o sollevando vostra moglie, se non è grassa) e di portare il manubrio (o la moglie) all’altezza della vostra guancia (non alla vita, come sarebbe da fare nell’esercizio “corretto” del rematore). Il sottoscritto, per il bene della scienza, ci ha provato… col manubrio, non con la moglie, così posso comunicarvi i risultati dell’esperimento senza timore di offendere la mia dolce metà: il manubrio pesa davvero un casino. Ripeto: UN CASINO. Il solo pensiero di ripetere l’esercizio per due ore consecutive alla settimana (tale era l’allenamento prescritto dalla legge inglese nel Trecento) mi fa venire voglia di morire subito. Leggi altro

Miti da sfatare – Lo scudo


scudi_templariI giocatori di ruolo sono una razza strana. Nutrono smodato amore per alcune immagini (per esempio il cavaliere in armatura scintillante, il mago avvolto in lunghe vesti) e hanno antipatie tutte particolari per altre. Un esempio di figura lasciata ai margini dell’immaginario collettivo dei giocatori di ruolo è quella del soldato armato di scudo. Fateci caso: la maggioranza dei giocatori di ruolo fantasy trascura gli indubbi vantaggi di imbracciare uno scudo in favore di cliché più graditi, tipo lo spadone a due mani o l’ascia da nano (anche quella a due mani), oppure armi in asta maneggiate anche in ambienti angusti con la facilità con cui un bambino fa roteare una verga di salice. Spesso sono i regolamenti i responsabili di queste bizzarrie, perché tendono a equiparare il combattimento con spada e scudo a quello con uno spadone, per rendere il gioco “bilanciato”. E allora si vedono sistemi di risoluzione del combattimento che cercano di rendere le due opzioni diverse ma equivalenti, per non privilegiare a priori l’una rispetto all’altra. In realtà nessun sistema di gioco tiene conto di tutta una serie di fatti che hanno decretato lo scudo come il sistema di difesa per eccellenza attraverso i secoli, ineguagliato fino alla fine del 1400 e prezioso anche oltre, fino al suo declino per opera delle armi da fuoco. Elencherò quindi una serie di motivi per cui, potendo scegliere, nessun guerriero medievale avrebbe mai fatto a meno dello scudo. Infine, cercherò di individuare i (pochi) casi in cui è preferibile scegliere di non usarlo. Un’avvertenza: siccome è un post riassuntivo di molti argomenti diversi, non cito fonti per non renderlo ancora più lungo e pedante. Se siete interessati ad approfondire un aspetto particolare, posso fornirvi un po’ di riferimenti bibliografici a richiesta. Leggi altro

Miti da sfatare – il fodero della spada e il “TCHINNGG”


I film sono fonte di ispirazione e divertimento, ma alcune volte sono origine anche di miti da sfatare duri a morire. Uno di questi è il mito del TCHINNGG. Nei film fantasy e nei film storici – senza alcuna eccezione – le armi estratte dal fodero fanno questo rumore:

Questo è il rumore di metallo che sfrega contro metallo. Fastidiosissimo, tra parentesi. Ebbene, cari amici vicini e lontani, come sicuramente avrete capito le spade estratte dal fodero non fanno questo rumore. Se possedete una replica di spada medievale o romana degna di questo nome potete fare la prova. I samurai là fuori possono provare a estrarre la loro katana (seee, come se non lo facessero quotidianamente da anni, NdR). Per fare la prova va bene anche un pezzo bizzarro come questo:

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tratto dalla mia (inesistente) collezione personale. Mi si dice che serva per tagliare la carne, ma ha un aspetto sinistro. In effetti, non è specificato quale carne debba tagliare. Può anche essere carne di cristiano. Brrr.

Il rumore di un’arma estratta dal fodero somiglia più a SSSTH che a TCHINNGG. Questo per la particolare conformazione del fodero, che a sua volta è dettata dalla sua funzione. Allora parliamo del fodero, così questo articolo non si riduce a un semplice rant. Come sempre vale l’avvertenza secondo cui non sono un oplologo, voglio solo condividere alcune mie “scoperte”, che per gli esperti veri sono segreti di Pulcinella. Se c’è qualcuno che se ne intende e vuole aggiungere o rettificare oppure ridicolizzarmi pubblicamente, faccia pure.

A noi! Il fodero di una spada serve a:

1. Trasportarla comodamente

2. Evitare di ferirsi mentre la si trasporta

3. Proteggerne la parte più importante e delicata, cioè la lama

Le prime due funzioni sono ovvie, mentre la terza un po’ meno. La spada è un’arma, la spada fa male, ma al tempo stesso la spada è delicata. La lama di una spada è come un meccanismo di precisione, va tenuta bene. Il filo è importantissimo ed è soggetto a usura, scalfittura, ruggine, incrostazioni, tutte cose che ne minano alle fondamenta l’efficacia. Quando la tua sopravvivenza dipende da quanto bene taglia la tua spada nel – magari – unico colpo che riesci ad assestare al nemico, è ovvio che farai di tutto pur di tenere il tuo “strumento del mestiere” in perfetto stato. Da qui l’esigenza di una protezione da agenti atmosferici, aria, umidità, urti accidentali. Il fodero nei secoli si è evoluto molto, includendo innumerevoli accorgimenti per migliorarne l’efficienza. Esaminiamo da vicino come è fatto.

Generalmente si tratta di una custodia che segue fedelmente le forme della lama da proteggere, in parte per questioni di economia, in parte perché non avrebbe senso lasciare spazi inutilizzati all’interno del fodero, dove si depositerebbero inevitabilmente umidità, sporcizia, sangue rappreso e chissà che altro. Il materiale varia a seconda dei luoghi e delle epoche: legno e cuoio sono le scelte più frequenti, in ogni caso è escluso il metallo, se non per fregi, anelli e particolari comunque esterni rispetto al fodero stesso. Nessuna parte di metallo è mai posta a contatto con il metallo della lama, proprio per evitare l’effetto-mola che rovinerebbe la lama. Inoltre, il metallo è soggetto a dilatazione a seconda della temperatura. Se poniamo due metalli a contatto e la temperatura si alza otteniamo una spada incastrata. Lei incastrata, tu morto. Il fodero quindi era fatto di materiali resistenti ma flessibili. La sommità generalmente presentava un sistema di blocco della spada per evitare che essa scivolasse fuori inavvertitamente. In genere era previsto un qualche tipo di laccio, ma si vedono anche raffinatissimi “collari” di velluto o altro materiale che presentano una certa resistenza, ma non tale da impedire un’estrazione veloce. Se osservate il forchettone che mi tengo in casa vedrete di quale ingegnoso sistema di bloccaggio e sbloccaggio rapido disponga. L’esterno della custodia poteva essere ornato in mille modi e con mille materiali, ma questo articolo si concentra sull’aspetto funzionale e non su quello estetico, per trattare il quale in maniera esauriente non basterebbe un’enciclopedia. L’interno poteva essere nudo oppure rivestito di materiali morbidi isolanti: tessuto, pelle, pelliccia, velluto, a seconda anche qui delle epoche. Talvolta era rivestito di pelliccia con il pelo orientato verso la punta della spada, in modo da opporre resistenza alla fuoriuscita accidentale senza necessità di usare lacci.

Generalmente la lama era ingrassata o lubrificata in qualche modo, sempre con funzioni di protezione. In alcuni casi il fodero assolveva anche a questa funzione, contenendo lubrificante che si spalmava automaticamente sulla lama ogni volta che questa era rinfoderata.

E’ quindi comprensibile come in nessuna epoca e in nessun luogo il rumore di estrazione della spada sia mai stato TCHINNGG. Quindi, rumoristi di Hollywood, per favore, smettete di fare TCHINNGG. E già che ci siete, smettete di fare TCHINNGG ogni volta che qualcuno raccoglie un oggetto di metallo da terra. Nemmeno in quel caso il metallo fa TCHINNGG. E se qualcuno decide di raccogliere l’Unico Anello da un pavimento di cotto, beh, udite udite: nemmeno in quel caso l’anello fa TCHINNGG. Aderite alla campagna per un mondo de-TCHINNGGhizzato. Per un futuro migliore.

Keep gaming.

Miti da sfatare – Le torce


La torcia è un classico dell’equipaggiamento dell’avventuriero ed è una vera miniera di miti da sfatare.

Secondo il manuale del giocatore dell’edizione 3.5 di D&D, la torcia è “un bastone di legno coperto di lino attorcigliato e imbevuto di sego o un oggetto simile. Una torcia brucia per 1 ora, illuminando distintamente un’area di 6 metri di raggio e con una luce fioca un’area di 12 metri.” I personaggi possono combattere con una mano e reggere la torcia nell’altra, o addirittura usare la torcia come arma improvvisata. Vediamo insieme qualche fatto interessante riguardante le torce.

1) Nella letteratura fantasy e nei film si vedono spesso i protagonisti che esplorano luoghi scarsamente illuminati reggendo torce davanti agli occhi. Questo può servire soltanto ad accecare il soggetto. La fiamma è troppo chiara in confronto all’ambiente circostante: il personaggio vede solo… fuoco. Se non ci credete fate la prova con una semplice candela. Entrate in una stanza completamente buia tenendo una candela a circa trenta cm dagli occhi. Cosa vedete? Ora immaginate una bella fiamma guizzante alta mezzo metro al posto della candela. Ecco cosa vedreste:

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Nella parte nera ci sono dodici orchi pronti a massacrarvi. Potete accorgervi di loro solo se sghignazzano.

L’unico modo per vedere qualcosa reggendo una torcia è Leggi altro

Miti da sfatare – la spada (parte seconda)


Come promesso, affronterò l’argomento del confronto tra la spada giapponese e la spada medievale. La prossima volta, magari con l’aiuto di Fabio, ci sarà un articolo “serio” sulla katana, seguito da uno, spero altrettanto serio, sulla spada a due mani tardo rinascimentale.

Per questa volta però voglio divertirmi e mostrare un video che rappresenta abbastanza bene un condensato di “miti da sfatare”, sia sulla katana che sulla spada medievale. Premetto che il mio sarcasmo si indirizzerà di più sulla spada medievale perché mi sento più preparato sull’argomento, ma ogni commento è bene accetto.

Il video è mitico, se non altro perché è presentato dal sergente di Full Metal Jacket.

OK, andiamo per ordine. Tralasciando l’assurda parlata da ‘mmericano awanaghana, che mi fa venire l’orticaria, e tralasciando il sensazionalismo di cui è permeato il video, osserverei che:

1) se proprio si vuole fare un confronto tra le performance di due armi così diverse (e ho qualche dubbio che si possa fare), si abbia almeno la decenza di sceglierle di qualità paragonabile. Non sono abbastanza esperto da giudicare una katana a prima vista, ma la spada lunga scelta per il confronto è di qualità  dubbia. Innanzitutto l’arte di creare le katana non si è mai estinta ed è tuttora viva e vegeta, per cui è lecito presumere che la qualità media delle armi giapponesi moderne sia simile a quella del giappone medievale, o forse superiore. Sicuramente non soffre del difetto di tutte le spade occidentali, cioè di essere una riproduzione almeno parzialmente inventata, e per di più di qualità estremamente variabile. Per rendersi conto delle sorprese che può riservare la varietà di riproduzioni moderne di spade antiche, si guardi questo video illuminante:

Ne riparleremo, ma fin da ora si noti che la spada medievale a due mani, secondo testimonianze storicamente attendibili, era in grado di tranciare una gamba a una persona. Nel video non riesce nemmeno a scalfire un giubbotto di pelle (perché chiamarlo “leather armor” come fa “awanaghana” è davvero troppo!), ma ciò potrebbe essere dovuto ad un uso non corretto.

2) awanaghana maneggia la spada lunga e la katana allo stesso modo, cioè come un idiota. La spada lunga, se usata per troncare, deve impattare il più vicino possibile al Centro di Percussione. E’ per questo che non riesce a rompere il ghiaccio, perché colpisce con il “forte” della spada, cioè con un punto troppo vicino all’impugnatura rispetto al centro di percussione. Per trovare il centro di percussione di una spada basta darle un bottarella e far vibrare la lama. Dove vibra di meno è il centro di percussione.

Anche la katana, che evidentemente quando si tratta di tagliare non teme confronti, viene maneggiata dall’ammmericano come se fosse una mazza. Il tipo con la barba sembra meglio, ma alla fine è solo chiacchiere e distintivo pure lui.

3) Il test con i vegetali è un pretesto per farmi urlare ai quattro venti una cosa che mi tengo dentro da anni: “oh voi che vi sentite tanto fighi a tagliare verdure con il kiai e l’aria da samurai incazzati, sappiate che SIETE RIDICOLI! FATE RIDERE! RIDEREEEE!!!!! Non avete nemmeno rispetto per l’arma che usate, che prima di tutto è il simbolo di una cultura e di un senso di responsabilità e decoro che voi “samurai moderni” vi sognate! CAPRE! CAPRE! CAPRE!” L’unico test abbastanza utile per capire se uno sa tagliare è il classico fascio di bambù, che offre una certa resistenza ma al tempo stesso una insidiosa flessibilità. I cavoli li taglia anche mia madre con un semplice coltello da cucina. Punto.

4) Il test contro l’armatura di pelle è una farsa. Come prevedibile, la katana brilla perché, con quel gingillo, quando c’è da affettare anche awanaghana ci riesce. Peccato che non si tratti di una vera armatura di cuoio. Sono vestiti. Do you understand awanaghana? Clothes! L’armatura di cuoio medievale era fatta di cuoio trattato per diventare rigido. Pensate, come approssimazione, alla corazza romana con gli addominalazzi in rilievo. Ecco, awanaghana, adesso taglia quella. A fare il figo tagliando il giubbotto di Fonzie sono capaci tutti.

Pazzesco che la spada lunga non riesca a far breccia in quel bikini, ed è qui che mi sono sorti dubbi seri sulla lama usata per la prova. Date un’occhiata al video di questo matto che si rade con la spada lunga (ma quanto si deve essere nerd? Neanche Mescal78 arriverebbe a tanto):

Un’arma affilata così non può non tagliare la pelle conciata. E poi mi spiegate perché con la spada lunga awanaghana tira una mazzata in orizzontale su una parte molle del manichino e con la katana fa un bel yokomenuchi sulla spalla?

Nota di colore: se state attenti awanaghana dice che dopo il colpo alla spalla il nemico avrebbe perso “parte dell’intestino”, mentre il taglio arriva sì e no allo sterno. Magari la disposizione degli organi interni sottosopra vale per lui che ha la testa al posto del culo, come la maggior parte dei gradassi a stelle e strisce.

5) Il test della corazza di metallo era il più interessante ed è anche quello fatto peggio. A parte il fatto che la katana non era fatta per perforare corazze di acciaio come quelle in uso nel tardo medioevo, ma qualcuno riesce a vedere una differenza tra i due colpi? io no. Awanaghana afferma che la katana ha maggiore penetrazione, e forse è vero. Tuttavia ha anche una minore flessibilità della lama e la punta si rovina un po’. La spada lunga non era fatta per penetrare di punta attraverso una corazza, a quello ci pensava lo stocco. Nella prova di “taglio”, ancora una volta la katana sembra avere la meglio. Restano i miei dubbi sulla qualità della spada lunga, ma tant’è.

Un’altra nota interessante: la katana è circondata da un’aura di misticismo e leggenda tale da rendere chi la brandisce parte di una specie di filo conduttore attraverso i secoli. Chiunque maneggi una katana si sente un po’ samurai, poche ciance. Questo potrebbe giustificare anche il fatto che nei colpi con la katana awanaghana è più concentrato, più rispettoso e forse inconsciamente ci mette più impegno. D’altro canto il mito della spada medievale come mazza con il filo è duro da sfatare. Persino obiwan kenobi di fianco ad awanaghana se ne esce con una cosa vera mista ad una cazzata (traduco parafrasando): “Il combattimento con la katana non era tanto un fatto di spade che cozzano tra loro, era più una questione di sviluppare il corretto gioco di gambe per trovare l’angolo giusto e tagliare”. Vera la parte sul gioco di gambe e l’angolo giusto, falsa la parte secondo cui il combattimento medievale era fatto di spade che cozzano tra loro. Era complesso e astuto, pieno di trucchi sporchissimi per guadagnare il vantaggio (come del resto il combattimento con la katana) e con una varietà superiore di tecniche di controtaglio, rese possibili dalla lama a doppio filo. Mi spingerei a dire che le tecniche per disarmare l’avversario erano sviluppate in modo paritario, anche se diverso, nelle due culture. Certamente la katana è un’arma da maneggiare più in agilità rispetto allo spadone, se non altro per il peso diverso delle armi e perché il gesto tipico di affettare richiede una mobilità diversa rispetto al “chopping” della spada lunga.

Awanaghana se ne infischia di queste sottigliezze e il confronto termina con un “katana wins” che mi ricorda il finale dei combattimenti di Mortal Combat, e probabilmente è fatto con lo stesso spirito.

FATALITY! Pagliacci yankee.