cotte_de_maillesL’armatura nei GDR e nei film è un pozzo infinito di miti da sfatare, al punto che l’argomento richiederà una intera serie di articoli anche soltanto per toccare i punti principali. Oggi parliamo della cotta di maglia.

Questo tipo di protezione si definisce come una veste, di varie fogge e dimensioni, composta da anelli di metallo allacciati tra loro secondo vari pattern. L’origine di questa forma di protezione si fa risalire ai Celti (il primo a parlarne è Marco Terenzio Varrone), da cui passò ai Romani come “Lorica Hamata”. Molto diffusa in una grande varietà di culture, rimase preponderante nell’occidente fino al tardo Medioevo, quando fu soppiantata (ma solo per i più ricchi) dall’armatura completa.

I termini per descriverla variavano a seconda delle culture. Nel Medioevo occidentale i termini erano quasi tutti di derivazione francese: usbergo (hauberk o haubergeon) per la protezione che copriva il torso e le cosce, talvolta con maniche lunghe, talvolta con maniche corte; chausses per coprire le gambe e i piedi; camaille o aventail per il collo, direttamente agganciato all’elmo, oppure coif per coprire tutta la testa, talvolta associato a un elmo indossato sopra di esso; guanti o manopole per le mani.

Nei GDR la maglia è considerata una protezione media o medio-bassa, appena un gradino più in su rispetto alle varie e non meglio precisate protezioni di cuoio e cuoio borchiato, di cui parleremo in un articolo a parte per l’importanza che riveste il loro impatto visivo nei film di hollywood (e per la scarsissima documentazione storica che le riguarda).

In realtà, la protezione di maglia di ferro o acciaio è stata la migliore protezione disponibile per numerosi secoli. Un motivo ci sarà. E il motivo è che la maglia è un ottimo compromesso tra peso, comfort, protezione e costo.

Costo. Nei GDR standard (D&D in primis) la maglia è una delle armature più economiche che si possano trovare. Nel regolamento BECMI c’è scritto che costa 40 monete d’oro, che nel mondo di D&D sono l’equivalente del guadagno di un mesetto di lavoro di un bravo artigiano.
FALSO, almeno in termini generali: la maglia è stata l’armatura più costosa fino all’avvento delle armature complete tardo medievali. In realtà, ci sono talmente tanti fattori in gioco che è quasi impossibile fornire un paragone con i giorni nostri. Di certo il costo indicato in D&D è molto basso. Anche solo limitandosi ai manuali di GDR e non ai libri di storia, ho trovato trattazioni piuttosto accurate che non avevano paura di attribuire un costo di 15.000 monete d’oro a una cotta di maglia. Nella realtà, tutto è più sfumato. Considerate a titolo di esempio i seguenti fattori:

1. costo di estrazione e lavorazione del metallo
2. tipo di metallo usato
3. densità della maglia
4. rivettatura (che comporta molto più lavoro)
5. ore di lavoro
6. produzione di massa o singola

A ciò si aggiunga che la moneta nel medioevo non era la merce di scambio primaria. Dare un costo indicativo in monete è poco significativo, sia per la variabilità del valore attraverso le epoche e i luoghi, sia perché di moneta ne girava poca, soprattutto presso i nobili, che commerciavano in preziosi, diritti, terre, proprietà, e solo in via residuale in denaro. Inoltre, anche facendo il paragone “interno” tra quanto guadagnava un bracciante e quanto costava una maglia, risulta difficile farsi un’idea del reale potere di acquisto dell’equivalente in denaro del valore della maglia. Praticamente ogni cosa, dal medioevo a oggi, ha cambiato il suo valore. Una mucca allora valeva di più di un computer oggi? Impossibile dirlo, le rispettive economie e società sono troppo diverse.

La relativa diffusione della maglia non deve trarre in inganno: anche se era diffusa non era comune, ma era riservata ai pochi che se la potevano permettere. Il che la rendeva comunque rara in termini assoluti.

In definitiva: usando un termine tecnico, la maglia costava UN CASINO. Ma ti salvava la vita, quindi erano soldi ben spesi.

Peso e comfort. La maglia è spesso dipinta come un oggetto pesante e scomodo. PARZIALMENTE FALSO. In realtà era pesante, ma non era poi così scomoda una volta indossata. La maglia, se il pattern è correttamente orientato, si adatta perfettamente alla conformazione del soldato, e in pratica non ne limita i movimenti, cosa che non si può dire dell’armatura completa di piastre. Contrariamente a quest’ultima, però, la maglia ha la tendenza a gravare sulle spalle, quindi molti soldati medievali indossavano una cintura e drappeggiavano la maglia, che così gravava per metà sulle spalle e per metà sulla vita, alleviando non poco il peso. In estate la maglia è freschissima, funge da scambiatore di calore e toglie calore al corpo. Unica eccezione: sotto il sole a picco si scalda come un ferro da stiro. Soluzione dei crociati: indossare sopravvesti di colore chiaro, per impedire ai raggi solari di riscaldare la maglia. In inverno non ha nessun potere contro il freddo, anzi ne aumenta l’intensità percepita, ma siccome normalmente era indossata sopra protezioni imbottite, il tutto non contava poi così tanto.

bayeux_haubertResistenza e protezione. La maglia non protegge da balestre e archi lunghi. FALSO. Innanzitutto bisogna tener presente che la protezione minima fornita da una qualsiasi armatura è quella contro impatti perfettamente perpendicolari al piano dell’armatura. In tutti gli altri casi, il colpo è meno penetrante, sino a scivolare via se sopraggiunge di striscio. Una maglia aderente al corpo ne segue i profili irregolari, aumentando le probabilità che il colpo non impatti esattamente a novanta gradi. Quand’anche l’impatto fosse a novanta gradi, ci sono molti altri fattori da considerare. Il materiale di cui è fatta la maglia è importante, la densità degli anelli ancora di più. E poi la chiusura degli anelli tramite rivetti, che impedisce agli anelli di aprirsi quando sottoposti a sollecitazioni di tipo perpendicolare.

Infine la distanza di tiro: un arco lungo può penetrare anche una corazza di piastre, ma solo entro 30 metri circa (e tutto dipende dalla qualità della corazza!). A una distanza maggiore, perde rapidamente potenza. Questo non significa che non sia pericoloso, ma semplicemente che per essere efficace deve colpire bersagli più vulnerabili. È ragionevole pensare che la maglia costituisse una protezione buona anche contro questa arma, soprattutto in aggiunta a uno scudo e a un elmo, perché se così non fosse stato, essa sarebbe caduta in disuso in breve tempo. Ciò non è avvenuto: la maglia ha continuato ad avere successo molto a lungo.

In realtà la protezione contro le frecce è sempre stata piuttosto buona. La maglia (se rivettata) ha un’ottima resistenza ai colpi penetranti. Anche se la freccia penetra, l’impatto viene assorbito e distribuito su una vasta superficie; inoltre la punta penetra di poco, ed è sufficiente una buona imbottitura per trasformare un guerriero in un puntaspilli ambulante senza ridurre minimamente la sua efficacia. Ovviamente le balestre e gli archi comportano l’introduzione di una variabile importantissima: la distanza di tiro. Prove di laboratorio indicano che il famigerato arco lungo era in grado di penetrare anche la corazza di piastre, ma solo a una distanza ridottissima (pochi metri). In queste condizioni, una maglia avrebbe potuto fare poco o nulla. Ma pensate a una corazza di piastre indossata sopra a una maglia, che a sua volta era indossata sopra a una veste morbida. Il discorso cambia drasticamente.

Spero di aver fornito abbastanza spunti di riflessione.

Ah, un’ultima cosa… l’espressione “chain mail” è un neologismo risalente all’ottocento. Nel medioevo i cavalieri si riferivano alla loro maglia come alla loro… maglia.

Keep gaming.

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