91iCth6+HQL._UY500_Dopo una lunga pausa, riprendiamo la nostra serie di articoli dedicati ai miti da sfatare per migliorare – se possibile – l’esperienza di gioco di ruolo rifuggendo dai clichés del genere.
I Vichinghi sono un pilastro dell’immaginario fantasy. Ogni ambientazione fantasy-medievale sembra non possa fare a meno di un popolo bellicoso e fiero che sguscia tra i flutti con lunghe navi ornate di draghi di legno e che terrorizza gli abitanti delle coste, depredando, stuprando e uccidendo senza pietà. Generalmente questi energumeni sono alti due metri, hanno lunghi capelli biondi arruffati o raccolti in trecce, brandiscono spade enormi e indossano rozze pelli di animali. Il tutto sormontato da elmi con le corna. Tutto bene, per carità. Ma questi popoli di fantasia non hanno molto a che vedere con i temutissimi guerrieri del nord che vengono chiamati vichinghi. Per questo elencherò una serie di nozioni sui vichinghi che gli storici moderni concordano essere miti da sfatare. Tanto per offrire qualche spunto a chi voglia ispirarsi alla loro versione storica per confezionare la propria ambientazione fantasy, non certo per insegnare chissà cosa.

I vichinghi erano altissimi. Falso, o meglio, vero solo in parte. Gli scheletri testimoniano di un’altezza media dei Danesi di soli m 1,70. Gli Svedesi arrivavano a m 1,72. Non esattamente dei giganti. Certo, se confrontati con i loro contemporanei del Sud, che viaggiavano intorno al metro e cinquanta, erano molto alti.

I vichinghi indossavano elmi con le corna. Falso. I vichinghi indossavano elmi conici senza corna. In alcune versioni esisteva la protezione per le guance e per la nuca. Gli elmi con le corna, se esistevano, erano di uso esclusivamente cerimoniale.

I vichinghi erano vestiti di pelli. Falso. Si vestivano bene, con ottimi tessuti ornati da ricami, diversi per uomini e donne. L’uso delle pellicce era diffusissimo, ma si trattava di vere e proprie pellicce, come quelle delle signore che andavano alla Prima della Scala prima che diventasse chic vestirsi di plastica e kitch vestirsi di animali. L’arte di confezionare vestiti con le pellicce era quasi una loro esclusiva e le loro creazioni venivano esportate. Già che ci siamo, i normanni non erano solo predoni, erano anche e soprattutto commercianti. Riuscirono a commerciare anche con gli indiani Algonchini in America del nord. Certo, dopo un po’ i rapporti si logorarono ed è per questo che in America non si parla danese. Ma sto divagando.

I vichinghi brandivano spade e asce enormi. Falso. Le spade dei vichinghi erano piuttosto piccole. Sembravano grandi se paragonate al gladio romano o alle spade dell’impero carolingio. Ma erano normali spade a una mano. Idem per le asce: erano qualificabili meglio come accette, e certamente non ricordavano nemmeno alla lontana le grottesche padelle a due lame dell’iconografia fantasy.

7215907-LI vichinghi bevevano dai teschi del loro nemici. Falso, o comunque non documentato. Bevevano (come molti altri) dai corni di animali. Un equivoco forse alimentato da un’opera del 1600 circa, “Runir seu Danica literatura antiqvissima” di Ole Worm. In essa, la frase secondo cui i Danesi bevevano “ór bjúgviðum hausa” (meno male che ho trovato una fonte da cui fare il copia e incolla, perché se no invecchiavo sulla mappa caratteri, NdA), cioè “dalle protuberanze ricurve dei teschi”, fu tradotta in latino con “ex craniis eorum quos ceciderunt“. Alla faccia della traduzione libera.

I vichinghi erano grandi navigatori. Meh. Direi falso, se si considera il termine “navigatore” in senso moderno. Anche se esistono testimonianze di lunghe traversate con numerosi pernottamenti a bordo, le navi vichinghe non erano adatte alla navigazione di alto mare. Facevano – letteralmente – acqua da tutte le parti. La loro conformazione le rendeva adatte a scivolare sulle onde adattandosi ad esse, con estrema flessibilità. Il prezzo da pagare era la cattiva tenuta stagna. I vichinghi erano fantastici rematori, infaticabili aggottatori (la maggior parte degli uomini a bordo passava il tempo non a remare, ma a buttare acqua fuori bordo), astuti nel trovare rotte sottocosta e nell’orientarsi nel dedalo di fiordi e isolette del nord. Inoltre le navi permettevano di entrare nei fiumi, attaccare gli insediamenti e tornare indietro senza girare la nave. Ma quando si tratta di lunghe traversate, la storia cambia: le vele quadrate di cui disponevano limitavano moltissimo gli spostamenti in mancanza di vento favorevole. Le navi non disponevano di luoghi coperti, se si eccettua una semplice tenda. Ogni uomo aveva a disposizione solo la propria panca: sopra per remare e dormire, sotto per conservare i propri averi in un fagotto o un contenitore (per evitare che si infradiciassero, vista la tenuta della chiglia). I vichinghi non avevano il senso del “vivere a bordo” che caratterizza i marinai di altre culture – anche loro contemporanei. La nave era vista non come una casa, ma come una sorta di traghetto, idonea ad andare dal punto A al punto B superando un braccio di mare. La navigazione vichinga era una serie di pragmatici salti più o meno lunghi tra un punto e l’altro di una costa e non risentiva minimamente della retorica del mare come fonte di avventure e libertà a cui siamo abituati noi.

Gia che ci siamo: “Vichinghi” non è il nome di un popolo. L’origine della parola “vichingo” è ancora incerta, ma ciò che è sicuro è che le popolazioni norrene della Svezia e della Danimarca nei secoli tra l’VIII e l’XI appartenevano a culture diverse. Venivano chiamati vichinghi solo coloro che compivano scorrerie, il che significa che “vichingo” è più una qualifica che un’identificazione etnica o culturale. Un po’ come dire “pirata”: uno non è che nasca pirata, semplicemente lo fa, magari neanche per tanto tempo.

Ecco qui, solo qualche appunto sparso. Proviamo a sfuggire dai luoghi comuni e scopriremo un mondo nuovo.

Keep gaming.

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