scudi_templariI giocatori di ruolo sono una razza strana. Nutrono smodato amore per alcune immagini (per esempio il cavaliere in armatura scintillante, il mago avvolto in lunghe vesti) e hanno antipatie tutte particolari per altre. Un esempio di figura lasciata ai margini dell’immaginario collettivo dei giocatori di ruolo è quella del soldato armato di scudo. Fateci caso: la maggioranza dei giocatori di ruolo fantasy trascura gli indubbi vantaggi di imbracciare uno scudo in favore di cliché più graditi, tipo lo spadone a due mani o l’ascia da nano (anche quella a due mani), oppure armi in asta maneggiate anche in ambienti angusti con la facilità con cui un bambino fa roteare una verga di salice. Spesso sono i regolamenti i responsabili di queste bizzarrie, perché tendono a equiparare il combattimento con spada e scudo a quello con uno spadone, per rendere il gioco “bilanciato”. E allora si vedono sistemi di risoluzione del combattimento che cercano di rendere le due opzioni diverse ma equivalenti, per non privilegiare a priori l’una rispetto all’altra. In realtà nessun sistema di gioco tiene conto di tutta una serie di fatti che hanno decretato lo scudo come il sistema di difesa per eccellenza attraverso i secoli, ineguagliato fino alla fine del 1400 e prezioso anche oltre, fino al suo declino per opera delle armi da fuoco. Elencherò quindi una serie di motivi per cui, potendo scegliere, nessun guerriero medievale avrebbe mai fatto a meno dello scudo. Infine, cercherò di individuare i (pochi) casi in cui è preferibile scegliere di non usarlo. Un’avvertenza: siccome è un post riassuntivo di molti argomenti diversi, non cito fonti per non renderlo ancora più lungo e pedante. Se siete interessati ad approfondire un aspetto particolare, posso fornirvi un po’ di riferimenti bibliografici a richiesta.

1. Lo scudo è una difesa attiva. Prendere un colpo su uno scudo è molto diverso che farlo assorbire da un’armatura. Tranne forse nei casi estremi di colpi moderati su armature complete di primissima qualità, ogni colpo sull’armatura si traduce in un danno, se non altro perché l’effetto concussivo dell’arma sulla protezione si ripercuote sul corpo sottostante. Ovviamente la presenza di “ammortizzatori” come un usbergo o un’armatura imbottita al di sotto delle piastre di ferro limita più o meno efficacemente tale effetto, e per converso un colpo a piena forza su uno scudo può davvero lasciarti il braccio indolenzito per giorni (te lo può anche spezzare, se il colpo è forte e lo scudo è fragile). Tuttavia, a conti fatti, lo scudo gode del vantaggio di poter essere manovrato con relativa facilità e inclinato per deflettere i colpi invece che assorbirli a piena forza. Il che ci porta a parlare del fatto che…

2. Lo scudo è mobile. Qual piuma al vento… no, quella era un’altra cosa. Per quanto robusto e guarnito di rinforzi metallici, uno scudo pesa poco rispetto alla buona protezione che offre. Lo scudo può essere sollevato, inclinato, mosso, nonché, ovviamente, usato per colpire o spingere via l’avversario. Può essere usato per assorbire i colpi e per defletterli, eventualmente sbilanciando il nemico. Arriva una scarica di frecce? Mi accuccio con lo scudo sulla testa, poi ricomincio a combattere. Sono un balestriere con una pavesa sulle spalle? Tiro, poi mi giro di schiena e, protetto dallo scudo, ricarico. Ripetere fino a esaurimento dardi (o nemici).

3. Lo scudo è un’arma a tutti gli effetti. Non soltanto lo scudo rientra a pieno titolo tra le armi nella classificazione abituale usata dagli addetti ai lavori. Esso è un’arma anche nel senso pratico, cioè nella nozione non tecnica di “oggetto atto a offendere”. In effetti, lo scudo è comunque una cosa di legno o metallo che può essere sbattuta sulla faccia del nemico. Se siamo disposti a considerare un coltellino svizzero come un’arma, un disco di legno con una borchia centrale di ferro grossa come una padella ricevuto sui denti come lo vogliamo qualificare? Un cotillon? Per non parlare degli scudi “accessoriati” con punte, lame e ogni altro gadget immaginabile.

4. Lo scudo è economico e di facile costruzione. Se lo scudo si rompe, lo si può rimpiazzare con facilità. Nella sua forma base, lo scudo è una tavola di legno ricoperta di pelle e munita di corregge per impugnarla. Potrei costruirlo anch’io. Viceversa, non credo che forgiare una spada di qualità anche soltanto decorosa sarebbe alla mia portata, sia per carenza di abilità sia per mancanza di materiali e attrezzature.

5. Lo scudo non impedisce la visibilità. In parte per la sua intrinseca mobilità, in parte perché può essere della forma e delle dimensioni più convenienti, lo scudo non inibisce la visibilità durante il combattimento. Questo elemento è di grande importanza, soprattutto se rapportato ai problemi di visibilità che affliggevano i portatori di elmi completi. Non a caso le truppe appiedate nel medioevo portavano elmi abbastanza sobri, a differenza dei cavalieri, i quali godevano della protezione aggintiva offerta dalla distanza della testa da terra. Esistevano anche ragioni economiche per questo divario, ma certamente un fante doveva preoccuparsi di vedere chi gli arrivava alle spalle molto di più di un cavaliere a tre metri da terra, per il quale le minacce erano costituite dalle armi in asta, potenti ma poco precise, o dalle frecce vaganti. Il fante, viceversa, poteva essere ucciso alle spalle da un altro fante armato solo di una daga. Un motivo in più per vederci e sentirci bene, relegando il grosso della protezione allo scudo. Ovvio, esistevano uomini d’arme appiedati che usavano elmi pesanti e anche lo scudo, perché, se te lo puoi permettere, la prudenza non è mai troppa.

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Parare e attaccare allo stesso tempo

6. Lo scudo permette di parare i colpi senza impegnare l’arma di attacco. Hai detto niente! Mentre il nemico sferra un colpo, si può parare con lo scudo e allo stesso tempo eseguire un affondo con l’altra mano. Nessuna arma a due mani consentirà mai questo. Una spada usata per parare è una spada inutile per colpire, almeno nella frazione di secondo dedicata alla parata. Inoltre, se si para con la propria spada invece che con lo scudo si rischia di rovinare il filo della lama, una vera tragedia ai fini dell’efficienza dell’arma. Vi rimando a questo interessantissimo articolo sulle conseguenze di uno scontro filo contro filo.

7. Lo scudo è una difesa psicologica e un mezzo per mantenere la distanza. Questo ve lo potrà confermare chiunque abbia provato almeno una volta a tirare di schema con sistemi medievali. Lo scudo consente di tenere a bada l’avversario costringendolo a ingegnarsi per penetrarne la guardia, mantenedo così la distanza sotto il livello di guardia. I combattimenti spada contro spada nel medioevo avevano la tendenza a finire nel gioco stretto, il che è comprensibile. Una mano resta libera per effettuare afferramenti e tecniche di disarmo, quindi è naturale che i combattenti tendano proprio a questo. Inoltre parare con la spada è difficile e sconsigliabile (vedi il punto 6). Con lo scudo il combattimento aveva, con tutta probabilità, la tendenza a svilupparsi sulla distanza, almeno nelle prime fasi. Non così nelle tecniche di scherma successive: per esempio, le lame atte ad infilzare richiedono una distanza adeguata per assestare il colpo. Ecco perché D’Artagnan il Moschettiere Immaginario se ne stava a due metri dagli avversari, mentre con tutta probabilità Ulfredo il Mercenario Immaginario nell’anno Mille arrivava abbastanza vicino da farti sentire il suo alito fetido prima di (nell’ordine):

a) slogarti il gomito
b) rifilarti un calcio negli zebedei
c) decapitarti mentre eri piegato in due dal dolore.

Don't mess with me baby...
Don’t mess with me baby…

Lo scudo inoltre era uno strumento di intimidazione. Non bisogna sottovalutare l’effetto che faceva prima della battaglia un muro di scudi dipinti di colori vivaci, raffiguranti creature mitiche o spaventose. Sembra ridicolo al giorno d’oggi, ma considerate che le prore delle navi vichinghe incutevano vero e proprio terrore ai nemici, più per quello che rappresentavano che per la loro forma, che era comunque impressionante per l’uomo medievale. Ricordiamo che nel medioevo i sensi erano meno bombardati di oggi, meno desensibilizzati dal continuo logorio di televisione e radio a cui noi ormai siamo esposti sin dalla più tenera età. La musica per liuto era allegra e straordinaria, oggi ci fa dormire. I dipinti delle Chiese raccontavano storie meravigliose e insegnavano la morale, oggi li guardiamo al massimo con il distacco dell’arido studioso, non ci emozionano più. Una storia davanti al focolare destava paura e meraviglia, oggi non stupisce neanche un bimbo di tre anni. E perbacco, mille scudi rossi con sopra un drago, percossi all’unisono da mille armi prima della carica, erano in grado di fartela fare addosso. Garantito.

Ma esistevano situazioni in cui era conveniente privarsi dello scudo? Potendo scegliere, probabilmente no.

Esistevano però situazioni in cui uno era obbligato a non usarlo. Una di queste situazioni si verificava in battaglia, quando si dovevano maneggiare picche e altre armi a due mani.

... o chiamo il mio papà!
… o chiamo il mio papà!

A loro volta, molte armi da mischia (e con questa espressione si devono intendere solo le armi da battaglia) erano rese necessarie dalla protezione superiore offerta ai cavalieri dall’armatura completa. Armatura che si perfezionò solo nel quattordicesimo secolo, e non a caso fu proprio allora che presero piede meraviglie come la spada a due mani e l’azza. Il tipico cavaliere del  Quattrocento era quasi impenetrabile ai colpi di una spada. Era quindi necessario usare armi appositamente studiate per penetrare le sue difese, che erano quasi sempre armi a due mani (fa eccezione la malvagia daga, che però non era propriamente un’arma da guerra e tornava utile solo quando il cavaliere era stato già disarcionato e gettato a terra).

D’altro canto, gli stessi cavalieri pesantemente corazzati potevano permettersi di usare armi a due mani rinunciando allo scudo. Questo però, si badi bene, solo in due contesti: la battaglia e il duello formale. In battaglia il soldato coperto di metallo avanzava mulinando la spada a due mani senza prendere di mira un bersaglio preciso, contando sul devastante momento di tale arma. In un combattimento meno caotico avrebbe avuto troppo poca agilità per risultare efficace, se avesse fronteggiato un avversario meno corazzato ma con armi più leggere e un buono scudo a protezione.

In un duello formale invece le tecniche cambiavano moltissimo. Pur usando la spada a due mani, era prevista tutta una serie di attacchi e difese in cui era afferrata la lama (cosa impossibile da fare senza indossare un guanto apposito).

In contesti estranei alla vera e propria battaglia o al torneo, nessuno andava in giro con una corazza completa, quindi portarsi dietro una spada lunga quasi due metri era poco pratico e totalmente inutile, perché il cavaliere, già privo della protezione superiore costituita dalla corazza, non avrebbe potuto maneggiare uno scudo. In quel caso le possibilità di prevalere contro un avversario mediamente corazzato, armato di spada e scudo, erano davvero esigue.

Bene, questo è tutto. Mi auguro di avervi dato spunti interessanti per rivalutare l’immagine del guerriero spada-e-scudo. Ho sicuramente dimenticato qualche particolare. Tuttavia vale la pena di sottolineare che ho parlato di fatti storici, non di regole di gioco. Semmai le regole dovrebbero modellarsi su questi fatti, o almeno tenerne conto in modo più consistente rispetto a quanto non facciano adesso.

E come sempre, keep gaming.

14 pensieri su “Miti da sfatare – Lo scudo

  1. Concordo sull’importanza dello scudo.
    Con i GDR il problema è spesso generato dal fatto che questo viene considerato “solo” con un bonus all’armatura e non come uno strumento effettivo, ed attivo, per evitare di essere colpiti.

    Domanda tenenziosa: perchè nel Giappone medioevale non si è sviluppato l’uso dello scudo?

    1. è una domanda che mi sono posto anch’io. In realtà mi sono anche risposto, ma siccome abbiamo un esperto di giappi tra noi, non voglio fare figure. Lascio quindi che Fabio raccolga la sfida. Se non la raccoglie, dovrà rassegnarsi al pressappochismo della mia risposta.

    2. Stando alla spiegazione che da nel canale di metatron lo “scudo” dei samurai era lo spallaccio, molto più ampio del tipico spallaccio occidentale, questo perché il samurai combatteva tendenzialmente con arco (eventualmente a cavallo) o con arma in asta che poteva richiedere due mani per essere usata bene – la katana, come la spada per il cavaliere europeo, era l’arma di riserva sul campo di battaglia, altrimenti era l’arma da parata o da duello.

      La fanteria generale, invece, usava molto lancia e scudo, solo che alla storia risaltano meno rispetto agli affascinanti samurai.

  2. chi ha provato il larp lo sa bene quanto sia utile lo scudo.
    Anche quando le norme di sicurezza non permettono di usare lo scudo come strumento offensivo ma solo come difesa è una scelta che risulta vincente: a meno di non essere goffi come la sottoscritta si para praticamente tutto nel corpo a corpo e in campale.

    1. Concordo in pieno, sia nello scontro individuale che nelle campali, soprattutto quando si forma la linea di scudi. Provato di persona.

  3. Scusate il ritardo nel rispondere a quello che per me è il “mio mondo”, che vedo non come esperto (grazie pennymaster per la cieca fiducia), ma il fattore tempo zero è quello che prevale. Si potrebbe scrivere molto
    su questo argomento, ma voglio solo accennare alcune cose.
    In realtà non è molto pubblicizzato, ma lo scudo al tempo dei samurai esisteva.
    Era principalmente fatto di legno o canne di bambù unite insieme da corde, elementi molto fragili per resistere al tempo e quindi arrivare intatti fino a noi. Venivano usati sul campo di battaglia in maniera diversa rispetto all’uso classico europeo. Ad esempio ampi scudi di legno venivano appoggiati a terra e posizionati come una sorta di muro obliquo per prevenire le frecce, dipinti con lo stemma (mon) delle varie famiglie. Anche se ci sono prove di antichi guerrieri che già nel quinto secolo facevano uso di veri e propri scudi più o meno come in europa, mi spingo a dire che al tempo dei samurai (diciamo dal 1100 in poi) se un guerriero avesse dovuto scegliere di equipaggiarsi con uno scudo o con un’arco, avrebbe sicuramente scelto quest’ultimo. Non dimentichiamo che per prima cosa i samurai erano arcieri.
    Secondo me (e sottolineo secondo me…) lo scudo non era preso molto in considerazione principalmente per due motivi: pratico e ideologico (quest’ultimo ribattezzato da me “samuraiesco”).
    Il motivo pratico è rappresentato dal fatto che dopo l’arco (e la conseguente faretra), l’arma più importante era la spada, che si impugna a due mani. La maggior parte delle tecniche sono eseguite a due
    mani per avere la massima efficacia, e per non lasciare troppe parti scoperte. Molti guerrieri eccellevano anche nell’uso della lancia (yari) e della lunga lancia con lama ricurva (naginata), sempre con imugnatura prevalente a due mani, senza avere tecniche d’attacco in gruppo come ad esempio facevano i romani (falange frontale e superiore piena di scudi, e dalle retrovie attacco con la lancia).
    Quindi ricapitolando il samurai era equipaggiato con l’arco, faretra, una o più spade (daisho), magari la lancia o la naginata. Se gli aggiungiamo anche lo scudo avrebbe avuto bisogno di un altro braccio.
    Il motivo “samuraiesco” invece fa riferimento alla cultura samurai, assolutamente sprezzante per l’attaccamento alla vita in generale. Si è sempre samurai, ovunque, anche quando si dorme, ed il pensiero radicato è quello che in ogni momento si può perdere la vita, si sperava solo avvenisse in maniera onorevole. E’ per questo che molti nobili samurai nei dipinti vengono raffigurati negli ultimi istanti di vita, sul campo di battaglia, pieni di sangue e di frecce. Avrebbero potuto usare uno scudo? No, meglio
    morire in maniera onorevole!
    Scusate se non sono stato molto esaustivo, su un argomento tra l’altro che mi appassiona da sempre, ma il maledetto fattore tempo zero è quello che non mi permette ad esempio di imparare la cerimonia del thè, praticare altre arti marziali, leggere una mezza tonnellata di libri sull’argomento, imparare bene l’inglese per poter leggere l’altra mezza tonnellata di libri, e via discorrendo.

    1. Grazie Fabio, sempre preciso e completo. Mi piacerebbe leggere un articolo lungo sull’argomento, ma mi rendo conto che il fattore tempo è determinante. Ne so qualcosa.

  4. Fra i vantaggi aggiungerei la possibilità di usare anche armi meno agili come mazze, martelli, etc che oltre ad essere meno costose sono anche più efficaci contro le armature (colpire di taglio non richiede molto addestramento a differenza di manovre complesse richieste da stili o armi particolari). I vichinghi quando non usavano lo scudo, per esempio quando avevano una lancia in mano molto utile in formazione e colpire di punta la linea nemica a distanza, lo portavano in spalla tramite una cintura. Per i romani lo scudo era più importate del gladio stesso al punto che la perdita dello scudo era considerato cosa grave…..

  5. Guarda, io da qualche anno gioco a Pathfinder (come premessa il d20 come regolamento non mi piace: io vengo da giochi più interpretativi o dove comunque la meccanica è meno invadente, però mi sono affezionato al personaggio ed alle serate fra amici :P) e volevo prendere lo scudo perchè… beh, perchè sapendo combattere mi aspettavo ingenuamente che fosse altrettanto indispensabile come nella realtà. Mi è stato però sconsigliato e guardando le regole ho capito il motivo: come acennava già imbrattabit, lì è un mero bonus alla classe armatura (che funziona su un concetto che personalmente ritengo una bruttura) e per farci altre azioni devi investirci su talenti e cose varie, perchè se non hai una pletora di talenti specifici dedicati a potenziare qualcosa, spesso quel qualcosa da solo è troppo debole. Il problema è che queste sono risorse preziose e rare, quindi se vuoi usare lo scudo per una cosa banale come dare una botta e spingere per terra il nemico, sei costretto quasi a costruirci il personaggio attorno a quello.
    Quindi almeno per quanto riguarda il d20, non è colpa dei giocatori che snobbano lo scudo ma del regolamento che è inverosimile e ne scoraggia l’utilizzo.

  6. Completamente d’accordo sull’articolo. Anche alzandosi dal tavolo di gioco e uscendo a fare GRV (o LARP) chiunque si rende conto che, a meno che non sei un agile spadaccino veloce e geniale, uno scudo ti salva il pg.

    1. Savage Worlds è un altro sistema mediamente crunchy, ma molto veloce “al tavolo”, in cui lo scudo non è un semplice bonus all’armatura, ma dà (almeno) due valori importanti: un bonus alla Parata, e uno strato di armatura sui due lati “difesi” (da scegliere, solitamente frontale e sinistro), in quanto si dà per scontato che il proiettile penetri lo scudo ma venga in parte fermato da esso.
      Inoltre, vi è un concetto di Copertura molto interessante e completo, e quindi un attaccante può mirare ad una gamba, o alla testa, evitando così di “imbattersi” nello scudo.

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