lo_hobbitLa faccio, non la faccio, la faccio, non la faccio… alla fine ho deciso: la recensione del secondo film della serie Lo Hobbit devo proprio farla. Questo film ha accentuato le mie numerose malattie mentali oltre il punto di non ritorno, per cui se non voglio impazzire m’aggi ‘a sfugà. Se non temete i rant andate pure avanti a leggere, io in cambio prometto di essere il meno amaro e polemico possibile… e forse potrei anche risultare a tratti almeno un po’ divertente. Vedete voi. La recensione è scritta da Pennymaster l’estimatore di Tolkien e da Pennymaster l’inventore di mondi fantasy, mentre in appendice ha voluto intervenire anche Pennymaster l’appassionato di grafica al computer, che voleva dire la sua. Pennymaster il musicista da quattro soldi ha molto apprezzato la colonna sonora e non interverrà, ma vi manda i suoi saluti.

Comunque la recensione è piena di spoiler, per cui se c’è un essere umano che non ha letto Lo Hobbit nè visto il film, potrebbe perdersi la sorpresa. Io vi ho avvisati.

Intendiamoci, non sono un tolkieniano duro e puro, uno di quelli che parlano elfico e sanno a memoria l’opera omnia del Professore, però ogni due o tre anni sento il bisogno di rileggere Lo Hobbit e il Signore degli Anelli e, quando proprio le stelle sono allineate, mi sparo ancora una volta anche il Silmarillion. L’opera di Tolkien mi piace, mi fa stare bene, mi piacciono i personaggi, mi piace la cura per i nomi e le lingue, mi piacciono le radici culturali da cui pesca a piene mani per creare la sua mitologia personale. Ritengo che la sua prosa sia antiquata e pesante, ma sono disposto a scusarlo perché mi dà tanto di più in altri campi da rendere il suo uso pedante della lingua un dettaglio trascurabile. Mi è anche piaciuta la versione cinematografica del Signore degli Anelli di Peter Jackson e non sono certamente uno che si straccia le vesti se una trasposizione su schermo di un libro non segue alla lettera il testo originale. Purché il risultato stia in piedi sulle sue gambe e non scada nel ridicolo. E’ perciò con grande rammarico, ma anche con una credibilità maggiore di quella di un fan sfegatato o di un detrattore prevenuto, che dichiaro che nell’ottica di un estimatore di Tolkien questo film è un boiata pazzesca. Il testo originale era impossibile da seguire senza fare un film di tenore completamente diverso, perché la storia è in sostanza una favola, con molti momenti buffi alternati a (pochi) momenti epici. La premiata ditta Jackson – Del Toro ha deciso che doveva bissare il successo del “Signore degli Anelli” e che per farlo doveva tentare per quanto possibile di riprodurne il respiro epico ed eroico, per cui ha riscritto da zero la storia mantenendo solo una vaga somiglianza con quella originale. Nulla di male, se non che al secondo film della serie l’operazione ha già il fiato corto. I Nani sono ridicole macchiette che ogni tanto si danno un tono, ma non abbastanza da sostenere l’incedere di una storia che, tolta dalla sua originaria dimensione favolistica e quasi onirica, diventa priva di spessore e di credibilità. E allora ecco che gli autori si arrabattano aggiungendo dettagli inutili: Bilbo e compagni vengono condotti da Gandalf nella casa di Beorn? Bene, nel film ci devono arrivare di corsa, inseguiti da orchi cavalca-Mannari, per aumentare la tensione. E già che ci siamo, facciamo comparire Beorn trasformato prima di farli entrare in casa e facciamoli barricare dentro mentre l’orso quasi sfonda la porta (di casa sua), perché si sa, se non c’è un po’ di azione la gggente si addormenta. Omettiamo i noiosi racconti di Beorn, omettiamo la deliziosa scenetta in cui Gandalf fa entrare i Nani due alla volta per non far adirare l’anfitrione, omettiamo le libagioni dei Nani. Già che ci siamo, trattiamo Beorn come una specie di Tom Bombadil con un pessimo carattere, e rendiamolo un personaggio privo di senso e di spessore.

PETER: Adesso che facciamo? Vediamo, il testo dice che Gandalf lascia la compagnia sul ciglio del Boscotetro raccomandando loro di non lasciare il sentiero.
GUILLERMO: C’è poca tensione, c’è poco movimento! Facciamo arrampicare Gandalf in cima a una montagna!
PETER: Grande! Ma che sia verticale e che il povero vecchio rischi di inciampare ogni tre secondi!

Gandalf parte e scala una montagna scoscesa in maniera tanto esagerata da essere ridicola, dove incontra Radagast (vi ricordate quello con la strisciata di cacca di uccello sulla faccia? Quello lì) e dove entrambi contemplano nove cripte sfondate dall’interno (e dove ci viene fornita una gustosa anticipazione sul fatto che “i nove sono in movimento”… che cosa mai succederà più avanti? La storia non la sa nessuno! Ah, già, ma questo è un prequel, quindi la gggente si eccita con questi riferimenti buttati lì). Intanto i Nani devono attraversare la foresta e si perdono. Non c’è alcun fiume incantato da attraversare, non c’è la scena di Bombur il ciccione (che in questo film sembra Obelix) che finisce in acqua e si addormenta, non c’è lo stratagemma dei banchetti fuori dal sentiero con cui quegli stronzi quei simpatici mattacchioni degli elfi silvani attirano i Nani. Però ci sono i ragni! Mucchi di ragni giganti, e quando dico giganti dico proprio grossi come cavalli. Tipo Shelob, che quindi non sembra più tanto unica. Bilbo salva tutti in corner e “la compa” finisce tra le braccia dei Sindarin. Dei quali fa parte Legolas, figlio di Thranduil, che quindi DOVEVA rientrare nel cast, sennò che elfi erano? Un Legolas più vecchio di quanto non sarà nel SdA, innamorato cotto di un’elfa che picchia come un fabbro e di cui non mi risulta vi sia traccia nemmeno nel più oscuro frammento di racconto incompiuto-ritrovato-rimaneggiato-dal-figlio-Christopher. Ma attenzione: dramma famigliare in vista. Thranduil intima arcigno alla bella ranger di non farsi illusioni e soprattutto di non sbattere le ciglia al suo figlioletto, perché questo matrimonio non s’ha da fare. Qui lo dico e qui lo nego, ma io ho versato una lacrima. Eh, sì sono un romanticone. O forse era la peperonata che mi tornava su.

Ma non è tutto! Arrivano i Nani, brutti sporchi e cattivi, Thorin manda giustamente a stendere il borioso re elfo che non si sa se abbia tinto le sopracciglia o i capelli e il Nanetto più giovane (Kili?) si prende una sbandata (ricambiata, santo cielo, ricambiata!) per la ranger picchiaduro. Legolas incassa da vero gentiluomo, bisogna riconoscerglielo. Allora: passi che ci debba essere sempre una storia d’amore, altrimenti la gggente rimane delusa; passi che se non c’è un conflitto non c’è storia, quindi ci dobbiamo inventare un padre bacchettone in barba al fatto che i Sindarin sono notoriamente infoiati come i bagnini di Riccione e possono essere trombamici per trecento anni e poi chi s’è visto s’è visto; ma dovevano far nascere una simpatia proprio tra un Nano e un’Elfa? Nel SdA il buon Gimli passa dall’odiare a priori la “strega” Galadriel al fare tesoro dei suoi capelli, e la storia di Beren e Luthien è arcinota. Ancor più nota è la love story tra Aragorn e Arwen, anch’essa pompata oltre misura nel SdA di Jackson. Pare proprio che nelle questioni di cuore gli elfi siano esterofili al massimo grado concepibile. Comunque, che bisogno c’era di inserire questo assurdo riempitivo che puzza di rancido lontano un chilometro?

A un certo punto i Nani scappano con lo stratagemma dei barili. Se non che i barili nel libro sono giustamente chiusi e sigillati, perché altrimenti
a) non galleggerebbero bene
b) si riempirebbero di acqua
c) perderebbero il carico, in questo caso i Nani
Perché mai non chiuderli nei barili? Perché a questo punto c’è la scena più assurda, inverosimile, incredibile, esagerata e, per di più, ridicolmente lunga della storia dei film fantasy.

PETER: Ora il testo dice che i Nani scappano nei barili
GUILLERMO (sbadigliando): che noia!
PETER: inventiamoci qualcosa! tipo che gli elfi li inseguono.
GUILLERMO: … e bloccano una chiusa!
UNO CHE PASSA DI LI’: … e intanto arrivano gli orchi!
LA DONNA DELLE PULIZIE: … e gli elfi cominciano a massacrare gli orchi e si dimenticano dei Nani!
L’OMINO DELLE PIZZE: sì, però anche i Nani ci devono rimettere qualcosa
LIALA: allora Fili viene colpito a una gamba dagli orchi e la ranger elfa innamorata di lui gli salva la vita.
JESSICA FLETCHER: ma la freccia si rivelerà essere avvelenata…

…e via delirando. La scena si tramuta in un assurdo inseguimento tra Nani e Elfi e Orchi, con una sovrabbondanza di computer grafica e una serie di smargiassate di Legolas e compagni che a confronto la scena degli olifanti è robetta.

Com’è, come non è, i Nani arrivano al lago, dove incontrano Bard. Capito bene? Bard, il deus ex machina che con una freccia ucciderà il drago – ops, forse è uno spoiler, ma forse nemmeno più di tanto: chissà come morirà Smaug in questa versione Fast&Furious dello Hobbit. Bard, il cui nome non compare prima del capitolo XIV e che viene descritto come un lontano discendente degli antichi signori di Conca, nel film invece è un rivoluzionario, un contrabbandiere, un filantropo e un combattente per la libertà, una spina nel fianco del laido governatore e del suo Vermilinguo dei poveri (completamente inventato anche lui, ma Peter e Guillermo oramai erano inarrestabili). I Nani entrano in città contrabbandati da Bard, poi vengono ospitati e armati da Bard, poi Bard si rende conto che Thorin è Thorin e oplà, doppio carpiato, diventa suo oppositore e arringa la folla con il suo eloquio forbito. Ah, dimenticavo, Bard possiede anche l’ultima freccia nera, che non è affatto una freccia nera ma un dardo gigante per una balista a quattro bracci, l’unica freccia che può uccidere il drago. Comincio a credere che abbiano sbagliato attore. Bard doveva essere interpretato da Chuck Norris.

Questo è un buon momento per il primo:

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Comunque i Nani, equipaggiati a dovere, partono per la montagna solitaria. Intanto Gandalf sta facendo una visitina a Dol Guldur, dove sta sorgendo un potere nuovo, che si fa chiamare Il Negromante. Nel testo Gandalf si limita a fare cenno al fatto che ha affrontato il terribile Negromante, tutto il resto è inventato di sana pianta, ma devo ammettere che è divertente.

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I Nani raggiungono la porta segreta e la trovano grazie a Bilbo, il quale scende nella tana del drago. Smaug, a differenza che nel romanzo, non è affatto un gigantesco e irascibile vanaglorioso che può essere tenuto a bada con le chiacchiere, ma non è nemmeno il letale predatore che ci si aspetterebbe. Gira come un fesso per le infinite aule di Erebor senza notare i Nani che gli sgattaiolano sotto il naso, quando dieci minuti prima era stato in grado di individuare Bilbo (invisibile grazie all’Anello) con l’olfatto e l’udito. Bah.

Comunque qui c’è la più imponente dipartita dallo spirito tolkieniano che si potesse concepire. Il Professore avrebbe preso la sua pipa e ne avrebbe fatto uso improprio nei confronti di Jackson e Del Toro se solo avesse avuto sentore di come la sua storia, ironica e garbata, sarebbe stata distorta per cavare pretesti per effetti speciali a ogni piè sospinto. In sostanza nel romanzo i Nani, che ci piaccia o no, fanno una porcata: entrano di soppiatto (anzi, sfruttano il povero Bilbo) e rubano dal tesoro del drago, senza considerare le conseguenze nei confronti degli uomini del lago. Il drago si arrabbia, esce e va a devastare la città, per poi farsi ammazzare da Bard Norris. Intanto loro prendono possesso delle immense ricchezze contenute nella tana del drago.

PETER: Guillermo, abbiamo un problema. I Nani sembrano troppo avidi, troppo egoisti, troppo poco eroici.
GUILLERMO: inoltre c’è poca azione.
PETER: questi tirchi che se ne stanno abbarbicati alla montagna mentre Bilbo fa il lavoro sporco non vanno bene.
GUILLERMO: inoltre c’è poca azione!
PETER: per non parlare del fatto che i dialoghi tra Bilbo e il drago sono troppo educati, troppo acuti. Ci vuole più fuoco!
GUILLERMO: più… com’era la parola? Ah, sì! Azione!

E qui inizia una sequenza IN-TER-MI-NA-BI-LE di inseguimenti sotto la montagna, fiumi di oro solido e poi liquido, baratri in cui Thorin si getta con la disinvoltura dell’Uomo Ragno, da cui poi esce grazie al tempismo perfetto di qualche compagno col nome che finisce in -oin che tira la leva al momento giusto, mentre un altro Nano confeziona su due piedi delle bombe artigianali. Avete capito bene, bombe artigianali: il drago viene bombardato. Poi un geniale Thorin decide che una creatura che sputa fuoco può essere uccisa con che cosa? Ma con una bella fornace, ovviamente.

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E come accendiamo la fornace? Con il fuoco sputato dal drago. Ma bastava una sola fornace? No, ce ne volevano almeno tre o quattro. E si accendono in sequenza, all’istante, come se fossero piene di benzina. Volevo commentare Thorin che fa il surf sull’oro fuso, ma ho la nausea e ho il sarcasmo in riserva. Ah, dimenticavo, il nano giovane viene salvato dall’elfa picchiaduro nell’ennesima sequenza di azione insensata, e mentre Legolas stermina orchi lei prega in un elfico che sembra barese mentre applica un impiastro di athelas alla gamba del Nano. Ugh.

Conclusione. Questo film è un’accozzaglia senza senso di effetti speciali e scene fracassone e concitate che non aggiungono nulla alla storia originale, anzi la snaturano al punto da renderla irriconoscibile, ma non riescono nell’intento di creare un fantasy divertente, per quanto distante dal romanzo. Non riesco a trovare quasi niente di bello in questo imbarazzante polpettone gonfiato e maldestro, questo brodo allungato stucchevole e sgraziato, questo rifiuto del peggio del peggio che il cinema moderno ha da offrire, che fa rimpiangere i film della Troma o i peplum di cartapesta degli anni sessanta. Potevo investire i soldi del biglietto in un filmaccio di De Sica e sarebbe stato lo stesso. Che il Professore abbia pietà  per l’anima di questi disgraziati.

Pennymaster l’appassionato di grafica al computer aggiunge:

La qualità visiva del film è altalenante.

Il comparto concept art non fallisce quasi mai: abbiamo equipaggiamenti e ambienti superbamente resi, gli orchi sono creati con originalità e maestria, almeno sulla carta, i costumi sono fedeli al tono generale iniziato con il SdA ma al tempo stesso originali quanto basta. I Nani non sono tutti perfettamente riusciti, alcuni sono troppo poco “naneschi”, altri sono troppo caricaturali, ma in generale l’estetica complessiva del film è ai massimi livelli.

Non si può dire lo stesso per la CG, che soffre di un rendimento discontinuo. Il drago è perfetto: movimenti fluidi, espressività eccellente, mappe di bump e specularità di un realismo insuperabile. Le sale dei Nani sono meravigliose e anche gli effetti ambientali, quelli “invisibili”, sono sempre all’altezza. Al contrario, gli orchi animati in CG sono plasticosi e hanno movimenti innaturali, non giustificabili con il fatto che i personaggi non sono del tutto “umani”. Anche un canguro deve rispondere alle leggi della gravità e della biomeccanica. E’ facilissimo distinguere una comparsa da un orco CG, il che rappresenta un fallimento. Purtroppo questa è la moda del momento, pare proprio che i registi non capiscano che per i personaggi vale di più un pupazzo animato bene che una scena CG che invecchia ancora prima di arrivare nelle sale. Per esempio, Yoda pupazzo è espressivo e credibile, ha una sua poesia che fa chiudere un occhio sulla limitata mobilità facciale, Yoda CG fa schifo. Punto. Questo concetto è così difficile da assimilare?

E’ ovvio che certe scene con gli stuntmen erano impossibili, ma allora potrebbe avere più senso domandarsi: “Questa scena non può essere riprodotta con uno stuntman, nemmeno aiutato dalla CG; vale davvero la pena di farla?” Non è un film su Batman, si può fare a meno di Legolas che compie balzi in stile “La Tigre e il Dragone” e che è completamente ricostruito in CG (male, per giunta). Queste scene sembrano finte già adesso, pensiamo tra dieci anni.

I panorami e le ricostruzioni degli ambienti sono invece perfetti. La città sul lago è una bellezza, i matte painting digitali sono da togliere il fiato.

Nel complesso il film è impressionante dal punto di vista visivo e merita una visione in alta definizione in un cinema serio.

Ma Pennymaster tolkieniano ci tiene ad aggiungere:

Però il film è una schifezza lo stesso, non andate a vederlo solo per gli effetti speciali. Lanciate un messaggio a quei pagliacci: “fate funzionare i neuroni, non il silicio”.

Fine del rant. Mescal mi toglierà il saluto, ma a questo mondo la coerenza è tutto.

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