La volta scorsa ho trattato delle torce e dei miti da sfatare che circondano questi oggetti così comuni nei giochi di ruolo. Poi ho accennato alle torce magiche e al fuoco magico in generale. Beh, mi sembra venuto il momento di parlare proprio di quello. La natura di questa digressione non è la stessa dell’articolo precedente. Là trattavo di fatti, come tali verificabili e oggettivi, qui mi limiterò  a immaginare dei modi per interpretare in maniera coerente la natura del fuoco magico. Perché mai fare ciò? A parte il divertimento insito nel cavillare pedantemente su questioni di lana caprina, direi che la “nerdata” che segue un’utilità ce l’ha: quando si ha a che fare con un gruppo animato da una creative agenda di stampo prettamente simulazionista (e noi, come ben sanno i miei venticinque lettori, siamo un covo di simulazionisti), certi dettagli aiutano ad immaginare la scena, a sospendere l’incredulità. Invece di limitarsi a dire “è magia” e a considerare il tutto ampiamente giustificato da questo assunto, alcuni giocatori amano giocare in un mondo in cui anche la magia ha le sue regole, in cui da una premessa assurda (l’esistenza di una magia funzionante) si traggono conseguenze perfettamente logiche. Alcuni dettagli e certe situazioni possono sicuramente beneficiare del fatto che Master e giocatori hanno le idee chiare su quali siano i principi regolatori della magia. Un esempio provocatorio: le torce eterne fanno fumo? Consumano ossigeno? Bruciano davvero? Da cosa sono alimentate? Se almeno una volta vi siete chiesti oziosamente una cosa simile, o se almeno una volta DOPO aver compiuto 12 anni vi siete chiesti chi vincerebbe uno scontro tra l’Uomo Ragno e Batman, continuate a leggere. Se no, ciò sicuramente depone a favore della vostra sanità mentale. In ogni caso DISCLAIMER: QUELLA CHE SEGUE E’ UNA TIRATA SENZA CAPO NE’ CODA FATTA SOLO PER DIVERTIRSI, UNA PIPPA MENTALE PARTORITA IN UN GIORNO DI AFA: ASTENERSI PERSONE CHE NON HANNO TEMPO DA PERDERE E/O PRIVE DI SENSO DELL’IRONIA.

sheldonAncora con me? Vi amo, fricchettoni disadattati. Per premiarvi, ecco una foto del nostro idolo: Sheldon Cooper.

D&D 3.5 abbonda di incantesimi correlati col fuoco. Ecco un elenco non esauriente di incantesimi in cui il fuoco c’entra qualcosa:

Mani brucianti, Fiamma perenne, Raggio rovente, Sfera infuocata, Palla di fuoco, Muro di fuoco, Scudo di fuoco, Palla di fuoco ritardata, Sciame di meteore.

Ora che ci penso, D&D sembra scritto da un piromane.

Comunque posso sbagliare, dato che ho nozioni di fisica e di chimica vaghe ed imprecise, risalenti al liceo (si parla di una ventina abbondante di anni fa), ma a leggere le descrizioni di questi incantesimi sembra che di fuoco ci sia solo il nome.

Secondo Wikipedia:

Il fuoco è una forma di combustione. La parola fuoco è comunemente riferita alla combinazione di un bagliore brillante di una tonalità gialla coordinato ad una grande quantità di calore emessa durante un rapido processo autoalimentato di ossidazione esotermica di gas rilasciati da un combustibile.

Le fiamme sono un corpo gassoso che rilascia calore e luce. I fuochi si accendono quando un combustibile è soggetto a calore o altra forma di energia, ad esempio un fiammifero o accendino, e sono alimentati da successive scariche di energia termica, finché tutto il combustibile non è stato consumato.

Ebbene, se partiamo da questa semplice definizione siamo costretti a concludere che il fuoco magico di D&D non è affatto fuoco. Semplicemente, non si comporta come tale a nessun livello. Ecco alcuni esempi.

Palla di fuoco. Una pallina di guano di pipistrello e zolfo che, lanciata dal mago, si ingrandisce e si trasforma in una sfera infuocata che provoca un’esplosione del raggio di 6 metri. Tralasciando la presumibile scarsa combustibilità del guano di pipistrello, che potrebbe però fungere da stabilizzante dello zolfo (manco poi lo zolfo fosse nitroglicerina), manca un elemento fondamentale, cioè l’energia di innesco: cosa provoca la combustione? Ok, magia. La pallina di guano si ingrandisce durante il tragitto fino a diventare una sfera di fuoco. In base a quale principio fisico? Ok, magia. Giunta al termine della sua cavalcata, esplode “provocando pochissima pressione”. WTF!?!? Cosa la fa esplodere? Dato che era già una sfera di fuoco, potrebbe darsi che la temperatura abbia raggiunto una certa soglia critica che provoca l’esplosione, ma esplosione di che cosa? Guano incendiato? E poi perché un’esplosione del diametro di 12 metri dovrebbe provocare pochissima pressione? A me pare che – scusate il linguaggio tecnico – farebbe un botto della miseria!

Mani brucianti. Una specie di lanciafiamme. Dalle mani protese del mago scaturisce un cono di fiamme che investe e brucia tutto quanto sul suo cammino. Neanche a dirlo, non c’è un combustibile. Il calore non danneggia le mani del mago.

Fiamma perenne. Una fiamma che produce luminosità, non crea calore, non consuma l’oggetto da cui si diparte, non consuma ossigeno.

A questo punto i pochi nerd che ancora mi leggono si staranno chiedendo: e allora che cos’è il fuoco magico? Come posso giustificare fisicamente il fuoco magico? Quali conseguenze ha questo sulla corretta simulazione della magia? I miei lettori sani di mente invece… bè, quelli hanno smesso di leggere alla terza riga, quindi non ci preoccupiamo di loro.

In realtà ci sono più soluzioni.

Soluzione 1. E’ magia.

Ve l’ho fatta! Chi di voi ha annuito, esca subito. Andate, andate a farvi un Mojito, che comincia l’happy hour. Mezze seghe.

Soluzione 2. La magia è il combustibile / il comburente / entrambi.

Sembra una variazione della soluzione 1, ma in realtà spiega qualcosa in più. L’incantatore attinge all’energia mistica che sta alla base della magia, per cui il processo di combustione avviene, sebbene in maniera per così dire “implicita”, come parte dell’incantesimo. Come dire, brucio magia, non legna; consumo magia, non ossigeno. Il meccanismo però è quello naturale. Questo spiegherebbe gli effetti selettivi di alcuni incantesimi come Palla di fuoco: la palla di fuoco esplode solo in apparenza, in realtà si tratterebbe di un incremento della quantità di “magia” bruciata al raggiungimento del bersaglio: un po’ come aggiungere Diavolina al camino. In effetti così la pressione non aumenta più di tanto (ma viste le dimensioni, ho i miei dubbi che la pressione possa essere pochissima). Altri incantesimi però sfuggono ad una razionalizzazione di questo tipo. La fiamma perenne per esempio è un mistero: come può una fiamma non produrre calore se è in atto un processo di combustione? Come può il muro di fuoco emettere calore soltanto in una direzione? Ok, in questo caso potremmo immaginare una sorta di schermatura magica combinata con l’effetto di fuoco, ma anche le mani brucianti hanno questo effetto, e si tratta di un incantesimo di basso livello. Se vi sembro strano, non perdete tempo con uno come me quando potreste usarlo meglio guardando Maria De Filippi.

Soluzione 3.  Trasferimento selettivo di energie elementali.

Una risposta – a mio parere – plausibile al nostro dilemma la ricaviamo dallo stesso Manuale del Giocatore, in combinato disposto con la cosmologia di D&D descritta nella Guida del Dungeon Master (“combinato disposto” è una di quelle espressioni in legalese che piacciono tanto a noi scribacchini che ci vogliamo dare un tono). Il Manuale del Giocatore a pag. 174 definisce la scuola dell’Invocazione, a cui appartengono quasi tutti gli incantesimi che hanno a che fare con il fuoco:

Gli incantesimi di invocazione manipolano l’energia o estraggono da una fonte di potere non vista per produrre un fine desiderato. Effettivamente, creano qualcosa dal nulla. Molti di questi incantesimi producono effetti spettacolari e gli incantesimi di invocazione possono infliggere notevoli quantità di danni. Incantesimi rappresentativi comprendono dardo incantato, palla di fuoco, e fulmine.

Farò finta di non aver letto quel “creano qualcosa dal nulla”. In realtà la scuola dell’Invocazione in inglese si chiama Evocation, e in italiano è stata tradotta Invocazione per distinguerla dalla Evocazione, parola con cui hanno tradotto Conjuration. Un bel minestrone. Per cui:

Conjuration (evocazione di creature ecc.) -> Evocazione

Evocation (evocazione di energie ecc.) -> Invocazione

Quindi la scuola di Invocazione in realtà non è altro che una forma di evocazione: evoca energie da “altrove”, non crea proprio niente, non almeno in senso tecnico. Porta in questo mondo (che in D&D è il Piano Materiale) qualcosa che prima stava in un altro mondo (che in D&D può essere uno dei molti Piani alternativi, interni o esterni). Ora, quando penso al fuoco o ad altre energie mi viene in mente il Piano Elementale del Fuoco. Un Prutto, Prutto Pozto, ja. Caldo come un mezzogiorno di luglio in coda in Tangenziale. Qui scotta tutto, c’è lava, metallo fuso, aria bollente, e ovviamente anche fuoco. Il Manuale del Master dice che il fuoco non è alimentato da nulla, anche se con involontaria comicità precisa che “il materiale combustibile che viene portato sul piano brucia presto e bene”. Potevamo arrivarci, ma comunque grazie.

A tutti gli effetti, il “fuoco” presente nel piano elementale del fuoco è qualcosa di diverso dal fuoco normale: è un principio primario, uno dei quattro elementi di base. E’ fuoco mistico, energia pura che si manifesta sotto forma di fuoco soltanto in alcune occasioni. Se si parte dall’assunto che i “quattro elementi” compongono tutto il Piano Materiale unendosi in varie proporzioni, ci si deve spogliare del preconcetto secondo cui “fuoco elementale” voglia dire “fuoco”. Fuoco elementale è temperatura, energia, dinamismo, principio maschile, elemento aggressivo, metteteci tutto quello che volete. E’ a tutti gli effetti un concetto filosofico, “incarnato” in un luogo ai fini del gioco. Se vogliamo rimanere su un piano filosofico dobbiamo quindi immaginare che viaggiare in uno dei piani interni sia più un’esperienza mistica in cui si sperimenta in forma fisica-simbolica il contatto con un elemento primordiale. La limitata capacità di comprensione della mente umana necessita di una fisicità da abbracciare e così ecco a voi i laghi di lava, i palazzi di ottone rovente e così via. Se invece qualcosa “passa” dal Piano Elementale del Fuoco al Piano Materiale, questo qualcosa si manifesta di volta in volta in modo diverso: un oggetto è caldo? Contiene molto fuoco elementale. Il fulmine si sprigiona tra cielo e terra? Accumulo di energia elementale in cui sicuramente il fuoco elementale ha un ruolo primario. Vi eccitate guardando le foto di Alice Goodwin ? Troppo fuoco nel vostro equilibrio fisico.

Quindi ecco la mia proposta: considerare gli incantesimi di fuoco come modi per aprire “canali” privilegiati tra il Piano Elementale del Fuoco e il Piano Materiale. Il mago deve solo imparare a padroneggiare la qualità e quantità di questi canali energetici, per ottenere una grande varietà di effetti. Questo sistema spiega un sacco di cose. Nel caso della fiamma perenne, il mago attinge al Fuoco elementale per far passare solo la luce e l’apparenza della fiamma, ma non il calore e tutto il resto; nella palla di fuoco usa l’elemento materiale dell’incantesimo (la pallina di guano e zolfo) come focus per una concentrazione di Fuoco Elementale che raggiunge una massa critica e sprigiona luce, fiamme, calore, ma non pressione; nel muro di fuoco apre una finestra ” a senso unico” che sprigiona fiamme direttamente prese da qualche parte nel Piano del Fuoco (magari facendo sparire la parete della casa di un magmin?).

Un magmin.

Un magmin.

In effetti il mago introduce nel nostro mondo una quantità aggiuntiva di un elemento primario, creando in qualche modo uno squilibrio, ma del resto è quello che succede anche con gli incantesimi di Evocazione con creature extra planari o elementali. Dato che un incantesimo da mago è limitato nel tempo e nello spazio, potremmo trascurare questo eccesso di energia, immaginando che esso si disperda con relativa facilità. Ma in presenza di potenti incantesimi permanenti (come un mythal) il discorso potrebbe cambiare. Il riequilibrio dei quattro elementi in seguito ad un afflusso troppo potente di uno solo di essi potrebbe essere oggetto di un’intera campagna. I pazzi veri potrebbero addirittura concepire una regola della casa che impone al mago di riequilibrare in qualche modo gli effetti di tale incantesimo entro un certo tempo, pena l’automatica evocazione di tre elementali dei restanti elementi che compaiono all’improvviso per compensare lo squilibrio…

In definitiva, usando questa interpretazione gli incantesimi di fuoco in realtà andrebbero interpretati come di “fuoco elementale”, cioè qualcosa di molto diverso dal fuoco naturale. Praticamente quasi tutti gli incantesimi basati su manipolazione o invocazione di energie (per esempio, Fulmine magico) potrebbero essere interpretati come trasferimento selettivo di energie elementali, dando così un’origine univoca a tutte queste energie che compaiono dal nulla in totale assenza di presupposti naturali. Cosa ne pensate? Avete altre interpretazioni interessanti? Qui siamo nel campo della speculazione pura, divertiamoci a sparare a ruota libera.

E comunque per me vincerebbe l’Uomo Ragno.

DEVO andare in vacanza.

Keep gaming.

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