La torcia è un classico dell’equipaggiamento dell’avventuriero ed è una vera miniera di miti da sfatare.

Secondo il manuale del giocatore dell’edizione 3.5 di D&D, la torcia è “un bastone di legno coperto di lino attorcigliato e imbevuto di sego o un oggetto simile. Una torcia brucia per 1 ora, illuminando distintamente un’area di 6 metri di raggio e con una luce fioca un’area di 12 metri.” I personaggi possono combattere con una mano e reggere la torcia nell’altra, o addirittura usare la torcia come arma improvvisata. Vediamo insieme qualche fatto interessante riguardante le torce.

1) Nella letteratura fantasy e nei film si vedono spesso i protagonisti che esplorano luoghi scarsamente illuminati reggendo torce davanti agli occhi. Questo può servire soltanto ad accecare il soggetto. La fiamma è troppo chiara in confronto all’ambiente circostante: il personaggio vede solo… fuoco. Se non ci credete fate la prova con una semplice candela. Entrate in una stanza completamente buia tenendo una candela a circa trenta cm dagli occhi. Cosa vedete? Ora immaginate una bella fiamma guizzante alta mezzo metro al posto della candela. Ecco cosa vedreste:

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Nella parte nera ci sono dodici orchi pronti a massacrarvi. Potete accorgervi di loro solo se sghignazzano.

L’unico modo per vedere qualcosa reggendo una torcia è di tenerla il più possibile dietro di sè. Anche così però le ombre proiettate dallo stesso corpo di chi regge la torcia sono molto nette, cioè sono completamente nere. Inoltre eventuali compagni che seguono verrebbero accecati come solo una torcia davanti agli occhi può fare…

2) Reggere una torcia senza bruciare sè stessi o gli altri non è una cosa facile. La torcia è fondamentalmente fuoco libero, soggetto a improvvisi cambi di direzione a causa di vento e correnti d’aria, con movimento irregolare e imprevedibile. Inoltre libera scintille e residui parzialmente incombusti che possono volare via e appiccare fuochi non desiderati.

3) Viceversa, è assai improbabile che con una torcia si possa intenzionalmente e in un tempo utile appiccare un incendio a qualcosa che non sia un covone di paglia. Una torcia appoggiata per circa due minuti alla classica porta medievale di legno provocherebbe soltanto un annerimento superficiale, mentre l’aspirante piromane verrebbe preso abbondantemente a calci nel sedere da storpi e vecchiette artritiche. Nel medioevo per incendiare navi e (forse) macchine di assedio si usava una specie di bitume malvagio chiamato fuoco greco (in D&D chiamato “fuoco dell’alchimista”), di cui vi parlerò un’altra volta.

4) La torcia fa fumo e puzza. Puzza da morire, non è solo un odore sgradevole, è un fumo nero che satura l’ambiente, provoca tosse e fa lacrimare gli occhi, ti rimane appiccicato alla testa, ai vestiti, all’anima. Pensate agli pneumatici bruciati e inorridite. Chiunque rimanga con una torcia in una stanza di dungeon 3m x 3m con soffitto alto tre metri non ha una ragionevole speranza di sopravvivere per più di qualche minuto: tra la consunzione di ossigeno da parte della fiamma, il fumo tossico e l’odore, il malcapitato avrà vita breve e poco piacevole.

5) La torcia dura poco. Un castello illuminato solo da torce attaccate ai muri richiederebbe un viavai continuo di servitori che fanno la spola per cambiare ed accendere le torce. Il tutto per morire asfissiati in un paio d’ore (in un sotterraneo, alcuni minuti).

Ed ora, amici vicini e lontani andiamo a…

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I film fantasy sono un crogiolo di assurdità relative alle torce. Eccovi alcuni esempi.

Nel Signore degli Anelli (che non è un film di Hollywood, ma per quanto ci riguarda è lo stesso), Aragorn combatte con i Nazgul armato di spada e torcia. Alla fine riesce a toccare con una torcia uno dei Nazgul e succede questo:

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Yeee!! La torcia (dis-)umana! Si sa, i Nazgul si cospargono di benzina ogni giorno prima di uscire, per loro è come Chanel n. 5.

In Conan Il Barbaro ogni interno ed esterno è illuminato da bracieri e torce. Guardate questa immagine.

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Se fosse davvero illuminato con torce, avremmo Conan nella fossa quasi completamente al buio e gli spettatori non vedrebbero comunque niente, grazie a quelli della prima fila, più o meno così:

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Chi ha vinto? Eh? Eh? Chi ha vinto? E levami quella torcia dalla faccia!

Un altro fulgido esempio di uso insensato delle torce e del fuoco in generale è Solomon Kane.

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Notate come camminino tutti in mezzo al fuoco con disinvoltura, senza tossire, senza stare a distanza. Notate anche come il fuoco non produca fumo significativo. Gli interni di Solomon Kane sono un’orgia di torce. Persino la tana del kattivo è illuminata da torce.

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Domanda n. 1: a cosa servono, dato che c’è un rosone che fa entrare la luce del giorno?

Domanda n. 2: chi le sostituisce ogni trenta minuti circa, gli zombi che Solomon Kane ha appena sterminato? Ommioddio, volete dire che non si trattava di mostri ma di INSERVIENTI? Il karma di Solomon Kane si è appena insozzato di brutto!

Domanda n. 3: perché l’ambiente non è saturo di miasmi irrespirabili?

E non accetterò come risposta “torce magiche”.

Anzi, la prossima volta parleremo proprio di torce magiche, fuoco magico, fulmine magico, mani brucianti, vampa di Aganazzar, sfera di fuoco, palla di fuoco eccetera eccetera.

Keep gaming.

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