di Fabio Nughes

Vorrei descrivere alcuni aspetti di quella che molti definiscono la spada perfetta. Spero di non annoiare, ma il materiale è tanto e ho fatto il possibile per minimizzare. Anzi, ho quasi impiegato più tempo a togliere parti piuttosto che metterle.

NIPPONTO è il termine migliore per definire ciò che è e che rappresenta la spada Giapponese.

I tre sacri tesori imperiali: la spada Kusanagi, la gemma Yanakani no Magatama, lo specchio Yata no Kagami.

E’ talmente importante che fa parte di uno dei tre tesori principali custoditi dalla famiglia imperiale, insieme al gioiello e allo specchio. Ancora oggi quando muore l’Imperatore, al successore si passano i tre tesori, con una cerimonia lunghissima e solenne e una cura dei dettagli che solo in questo paese si può vedere.

Un po’ di storia (ma breve): le prime spade degne di nota (siamo circa al VIII° secolo) erano dritte e a doppio taglio, copiate come solitamente facevano i Giapponesi, da quelle cinesi. Solo in seguito i fabbri raggiunsero abilità tali da riuscire a curvare la lama, una tecnica questa tutt’altro che facile.

Le katana hanno raggiunto livelli molto alti nel periodo Kamakura (1185 – 1333), perfezionandosi ancor di più successivamente, fino alla fine del periodo Koto, nel 1596.

Con l’inizio dello Shogunato Tokugawa (1600) la katana cambiò ruolo, avvicinandosi di più a quello puramente simbolico. Iniziano infatti in questo periodo ad essere più elaborate artisticamente.

Nel periodo dei paesi in guerra, il Sengoku Jidai, le principali scuole erano cinque: Bizen, Yamashiro, Yamato, Soshu e Mino, situate tutte nell’isola centrale del Giappone (Honshu). I Maestri e le famiglie di spadai divennero ben presto molto famosi. Ai giorni nostri sono ancora queste le cinque scuole principali e le vere katana si fabbricano come si faceva allora.

Fabbricazione: la cosa veramente difficile è costruire una katana abbastanza elastica per resistere agli urti e non spezzarsi, ma nello stesso tempo abbastanza dura per poter far fronte alle forti sollecitazioni e non danneggiare il filo. Per far ciò le katana sono costituite da due parti, una interna, più morbida rispetto a quella esterna più dura.

Il TAMAHAGANE è l’estratto di un minerale dal quale si produce la katana. A Shimani, nel sud ovest del Giappone, c’è il luogo dove si produce ancora il metallo della vera spada, dove c’è il minerale grezzo purissimo col quale si forgia l’acciaio. La sabbia ferrosa di questa zona è incredibilmente pura ed è utilizzata da secoli.

Ogni katana nasce in fondo ad una fornace detta TATARA, il forno tradizionale. A Shimani c’è l’ultimo originale TATARA di tutto il Giappone, vecchio di mille anni. Qui c’è anche uno degli ultimi Maestri (sigh!) che sappia usare al meglio questo forno, curandolo come se avesse un’anima, per tre giorni e tre notti consecutive senza dormire fino alla realizzazione del suo prodotto, il TAMAHAGANE appunto. La combinazione di ferro e carbonio danno alla katana quell’insieme di durezza e flessibilità. Ci vogliono circa 26 tonnellate di carbonio e sabbia ferrosa per ricavare un po’ di TAMAHAGANE.

Le parti migliori di questo prodotto vanno all’artigiano, magari un discendente di una famiglia che fabbrica spade da 800 anni! Maestri di questo calibro sono rari e per completare una eccellente spada ci possono impiegare anche tre mesi.

Dopo una lucidatura preliminare, la spada viene sottoposta alla lucidatura vera e propria. Anche in questo caso può occuparsene ad esempio un Maestro professionista di 14ma generazione, che utilizza per il processo di politura delle pietre particolarmente rare e costose (anche migliaia di dollari l’una) che provengono da ogni parte del Giappone.

Se una katana è particolarmente pregiata, solitamente viene firmata dal fabbro che l’ha costruita, incidendo gli ideogrammi nella parte che prende il nome di NAKAGO, ovvero nella parte di lama che viene coperta dall’impugnatura (TSUKA).

Ci vogliono dai 5.000 ai 25.000 dollari per una buona spada, ma si superano tranquillamente i 50.000 per quelle fatte da fabbri famosi.

Celebre immagine di Miyamoto Musashi

47 Ronin: solo una breve divagazione per far comprendere quanto era impregnato di simbolismo l’appartenenza di una spada a un Samurai, vorrei citare l’episodio della vendetta dei 47 Ronin, senza addentrarci nei dettagli. Questi non a caso utilizzarono la stessa arma con la quale fu costretto a fare seppuku (il suicidio rituale) il loro padrone, per tagliare la testa a colui che diede inizio a tutto, e portarla come trofeo di vendetta sulla tomba del loro signore.

Tornando al confronto tra katana e spada occidentale rimando al link che, anche se in inglese, fa intendere l’efficienza di entrambe le spade al taglio.

Prove: per capire la bontà di una lama esistevano diversi modi. Si tagliavano delle placche metalliche, dei vecchi elmetti, delle balle di paglia di riso bagnate e, so che lo aspettavate, dei cadaveri di condannati a morte. In quest’ultimo caso si eseguiva una cerimonia ufficiale (non poteva essere altrimenti), tagliando zone specifiche del corpo; il risultato veniva oculatamente riportato in un registro, o anche segnato sulla stessa lama l’artefice, la data e le modalità della prova.

Autorizzazione a costruire: purtroppo col bando alla fabbricazione di katana successivo alla seconda guerra mondiale, un’intera generazione di spadai andò perduta. Solo nel 1953 una nuova legge ne consentì la ripresa.

Non è affatto facile oggi in Giappone ottenere la qualifica di spadaio. Bisogna lavorare per almeno cinque anni da apprendista presso un fabbro già titolare di un’autorizzazione a produrre spade. Poi si deve superare un primo esame in TATARA, che sarebbe la fornace dalla quale si ricava il prezioso TAMAHAGANE. Dal 1988 è stato istituito un secondo requisito importante e per nulla semplice: si deve essere in grado di produrre autonomamente l’acciaio necessario e forgiare una spada corta (WAKIZASHI) alla presenza di un gruppo di fabbri esperti. Generalmente l’esame dura otto giorni. Se l’aspirante lo supera, gli viene rilasciata la licenza dal Ministero della Cultura ed è legalmente autorizzato a fabbricare due spade lunghe o tre corte in un mese. Questa è proprio una regola, per evitare che si costruiscano katana di basso livello o peggio ancora a carattere industriale.

Dato che il prezzo di una spada può tranquillamente superare quello di un’auto, verrebbe da pensare che gli spadai oggi vivano nel lusso. Niente di più falso, anche perché oltre al prezzo della materia prima (il già citato TAMAHAGANE), bisogna aggiungere quello di altre persone che si dovranno occupare di tutto ciò che non è lama, ad esempio la politura, il fodero, l’utilizzo della propria fornace e verosimilmente di un apprendista.

Ma c’è di più, anche se una persona ricca volesse a tutti i costi una katana famosa senza badare a spese, non è detto che la ottenga così facilmente. Ad esempio, se si recasse alla galleria Token Shibata di Tokyo, dove sono presenti katana molto pregiate, l’acquirente dovrebbe sostenere una sorta di colloquio accurato col direttore, solitamente una persona di massimo rispetto e competenza, che capisce se sei degno di possedere un oggetto tanto prezioso.

Questo per sottolineare ancora una volta quanto i Giapponesi ci tengano che le loro spade, almeno quelle di una certa fattura, vadano in buone mani.

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