Maledetto d20!

Ieri sera si è svolta la prima sessione della nuova campagna D&D 3.5 ideata e masterizzata da Beppe. Ambientata in un “nuovo mondo” ancora tutto da esplorare, presentava i caratteri tipici della campagna di frontiera. La campagna è appena iniziata, per cui è presto per valutare l’ambientazione. Mi è piaciuto il fatto di avere fin dall’inizio un valido motivo per accomunare i personaggi (tutti sono membri coscritti di una milizia difensiva locale). Questa cosa aiuta molto a unire il gruppo senza dover fare i salti mortali per giustificare l’eterogeneità dei membri.

L’inizio è filato liscio, con un classico preludio di notizie di fattorie bruciate e strani bagliori. Per fortuna non si è protratto inutilmente il tempo di investigazione ed è saltato subito fuori che si trattava di portali che vomitavano mostri da chissà quale dimensione. Semplice e diretto, bravo Beppe.

L’unico combattimento degno di nota è stato contro i suddetti mostri, dove il mio elfo ranger ha fatto la figura del fesso, complice il fatto che il mio tiro di dado medio della serata è stato 7. L’aspetto dell’elfo è strepitoso, ma il resto ha bisogno di un’aggiustatina. In compenso i fratelli mezz’orchi di Mirko e Carlo hanno fatto sfracelli.

Una nota sul D&D. Dopo anni trascorsi a fare il Master e a tentare di medicare quelli che secondo me sono difetti di un sistema di gioco che mostra i suoi anni, posso dire che la mia impressione da giocatore è stata ancora più marcata. D&D è vecchio, stanco, farraginoso e macchinoso oltre misura. Il sistema non favorisce l’interpretazione, rallenta i combattimenti al punto da farti venire voglia di suicidarti pur di far succedere qualcosa che non sia “tiro il dado da venti – tiro il danno – sottraggo punti ferita” ripetuto all’infinito. Le abilità non servono a un accidenti, perché tanto è tutto rimesso all’arbitrio del dado da venti: il range tra un successo brillantissimo e un disastroso fallimento è sempre troppo ampio e disponibile sia per chi non possiede l’abilità in questione sia per chi la possiede a livello alto. E poi il sistema incoraggia il power playing in maniera disgustosa. Non sono mai stato un power player, ma credo che lo diventerò presto, pena la morte del personaggio ad ogni piè sospinto. In sostanza quelli che hanno brillato ieri sera sono stati i due picchiatori puri, con tonnellate di punti ferita e bonus di attacco da far paura. Il resto è contorno. Neppure si può pretendere che il buon Beppe o chiunque altro faccia il Master si scervelli per trovare situazioni in cui ciascuno ha modo di esprimere il proprio personaggio, perché, diciamocelo, nel D&D parlano solo le mazzate.

Tutto questo mi fa concludere come segue: mi godrò questa campagna finché durerà, facendo finalmente il giocatore e abbandonandomi nelle capaci mani di Beppe, ma ormai il mio cuore “ludico” è altrove. D&D mi ha dato molto, in altri tempi e in un’altra età, ma siamo agli sgoccioli. Tempo di andare avanti e tenere D&D come “nicchia nostalgica” per partite vecchio stile, mentre sperimento qualcosa di nuovo.

Grazie a Beppe che si è impegnato molto e si è visto, spero che coltiverà questa campagna iniettandole fantasia e varietà, per compensare al meglio quei difetti del sistema a cui accennavo. Io adesso vado a comprare un nuovo set di dadi e vado a Lourdes.

Keep gaming,

Pennymaster (anzi, Penny player! wow!)

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